40for40 Quaranta volte Fonteno per i miei primi quarant’anni

Il ciclismo che intendo io non è fatto di medie orarie, di wattaggi o di gare. Mi sono avvicinato a questo sport perché ero saturo di competitività. Ero ormai stufo di weekend passati a dover primeggiare contro un avversario. Stavo invecchiando e dopo vent’anni a calcare parquet oltre alle articolazioni anche la testa aveva bisogno di qualcosa di nuovo. Ho scoperto la bici quasi per caso ed è stato amore dal primo giorno o se preferite dal primo giro. E’ stato un amore istantaneo per quella sensazione di libertà, semplice ma che al tempo stesso dovevi guadagnarti. E’ stato qualcosa con cui mettermi alla
prova, a livello fisico ma anche sotto quello mentale.

I primi giri, le prime crisi, le prime salite, i primi dislivelli a tre cifre poi quelli sopra i
tremila. I primi lunghi da duecento e trecento chilometri le prime sfide
Assaultofreedom, il primo Everesting fino ad arrivare a dove sono oggi. Più
vecchio di qualche anno da quando ho iniziato ma con una maggiore
consapevolezza e forse anche esperienza.
Ho avuto il coraggio di osare, il coraggio di mettermi alla prova, la forza e
la voglia di sfidare me stesso in sella alla bici e un passo alla volta ho scoperto una specie di
mondo nuovo che mi ha aiutato a scoprire anche una parte di me che non
conoscevo. Forse è per questo motivo che dico che la bici mi ha cambiato.

E’ stato un percorso per certi versi lento, io preferisco definirlo
graduale. Graduale come il mio avvicinamento alla salita.
All’inizio l’ho odiata talmente tanto da starne quasi alla larga, limitando i
miei primi giri in solitaria. Arrivavo a ridosso magari di qualche strappo
nella Brianza e tornavo verso casa. Quel dover fare fatica ancora non mi
ispirava. Poi con il passare del tempo ho iniziato ad apprezzare quelle strade
che si inerpicavano spesso silenziosamente, verso la vetta. Ho scoperto che in cima raramente è pieno di figa ma spesso la vista merita tutta la fatica fatta.

La salita è un luogo fatto di estremi, a prescindere da quale essa sia, a
prescindere da dove sia ubicata.
Per capire davvero bene come è fatta una salita ci si deve passare del tempo.
Se la fai solo una volta non puoi capirlo realmente. La puoi affrontare con
leggerezza senza indugi, oppure con timore, timidamente, in punta di piedi.
Sembra per certi versi una metafora della vita .

Quarant’anni sono una discreta vita. Esserci arrivato è un discreto traguardo. Per festeggiarli come si deve ho deciso di regalarmi un viaggio sempre sulla stessa salita.
Quaranta volte su e giù dalla stessa strada. E non poteva che essere quella
strada. Da Riva di Solto a Fonteno, la mia salita. Quella che mi ha
fatto conoscere per la prima volta la vera fatica dello spingere la bici quando la strada si impenna. Quella dove ho conosciuto il sapore amaro delle prime sconfitte che mi hanno fatto crescere. Quella salita, dove ho toccato per la prima volta la punta dell’Everest e che l’anno dopo mi ha rivisto in cima agli 8848 giusto per festeggiare la libertà dopo il
primo lockdown.

Un viaggio per certi versi intimo, che non tutti possono giustamente capire.
Un viaggio fatto di emozioni, di occhi stanchi di risate e di pianti. Un viaggio pensato per festeggiare nel miglior modo possibile i miei primi 40 anni, in compagnia degli amici veri, e di quell’attrezzo che mi ha saputo cambiare la mia vita.


Un viaggio che sognavo da oltre sei mesi, un viaggio nato così per caso, spinto
da quel costante desiderio di mettermi alla prova, di sfidarmi, di vedere e
capire se quella famosa asticella può essere alzata un pochino più in alto. In fondo questo è ormai il mio modo di vivere la bici.

Ed ora eccomi qui, sono le 7 del mattino di un croccante sabato di fine Ottobre,
il sole sta lentamente sorgendo, sbuca timido dal Monte Trentapassi. Ho appena
lasciato la macchina carica di viveri e di qualche vestito di ricambio in cima
a Fonteno. No, non è vero. Dentro ci ho messo cibo manco arrivasse l’apocalisse
e vestiti come se ci fosse un servizio fotografico. Mi aggancio ai pedali e mi
butto in discesa lungo la quale a Zorzino incontrerò Stefania, Bosso, Luca e Laura,
sono questi i primi amici che mi accompagneranno per le prime salite di questo mio folle viaggio.

Arrivato a Riva, neppure mi sgancio dai pedali, giro la Renata, butto la catena sul 36 e
alleggerisco il rapporto dietro sul 28 e inizio la prima ascesa. Morale alle
stelle, non potrebbe essere diversamente, sono però al tempo stesso consapevole
che arriveranno momenti duri, arriveranno momenti in cui tutto potrebbe non
andare come mi ero prefissato, ma ora non è il momento di pensarci.
Ho la testa dedicata solo a queste quaranta ascese. La testa sarà fondamentale,
come sempre in questo genere di cose. Me lo sono ripetuto talmente tante volte
nelle ultime settimane. Ogni dubbio che sorgeva nella mia mente veniva
puntualmente scacciato con un semplice: “La testa sarà fondamentale”

Mentre salgo per la prima volta parlotto con i miei primi compagni accorsi per darmi
supporto morale, Luca e Laura sono arrivati al lago la sera prima direttamente
da Genova. Si avete letto bene, da Genova, e se la cosa vi fa specie sappiate
che prima di all’ora io non sapevo neppure che faccia avessero. Sono bastati
due messaggi con Luca su Instagram, per farlo arrivare sul Lago solo per darmi supporto e compagnia.


Sta albeggiando e il lago è ancora più bello. Sta albeggiando e io sono
arrivato in cima per la prima volta. Raggiunta la piazza di Fonteno, non mi fermo, sposto la catena sul 52 e sono pronto a scendere di nuovo a Riva.
La discesa è piuttosto fredda. E’ fine Ottobre e detto tra noi meglio non
lamentarsi troppo, anche perché sembra che il meteo mi abbia concesso un
piccolo aiuto posticipando i rovesci a Lunedì. Riprendo nuovamente a salire.
Parlo, rido e scherzo con i compagni presenti, Bosso mi fa tornare in mente i
momenti passati durante il suo Everesting completato un anno fa, è qui oggi
anche per ricambiare il sostegno che all’epoca io diedi a lui, tra amici di
solito funziona così.


Passate le nove arrivano i primi rinforzi, Stefano e Walterino e subito dopo
si uniscono anche il resto degli Assault; Marino, Simone, Alex e Luciano,
quest’ultimo arrivato diretto dopo la notte di turno in ospedale. Arriverà anche la super Michi, l’unica a sfidare il freddo con i bib estivi. Eroina.

Stefano e gli Assault. Ciò che ha trasformato il mio ciclismo tre anni fa. Non potevano non essere presenti oggi.

Nel giro di due ore la salita è popolata da almeno quindici persone. C’è una specie di serpente che si inerpica all’unisono verso Fonteno. Vederlo dal fondo, lungo un tornante è
qualcosa che non sò spiegare e ancora oggi quell’immagine, stampata nella mia
memoria, mi fa venire la pelle d’oca.

Sono venuti per me, sono tutti lungo la mia salita per darmi supporto. Non mi sembra vero, non mi sembra possibile. Fatico per un attimo a trattenere le lacrime dall’emozione, ci sarà tempo anche per quelle. I ragazzi mi fanno compagnia per un paio di ascese, poi una volta scesi a Riva si spingono sul lago ma non resto comunque solo, con me ci sono ancora altri amici, Riccardo, Christian, Alfredo e Sara,

Dopo pranzo arriva anche il Doc. Ecco, il Doc è stato un tassello importante per la riuscita di questa sfida. Senza il suo supporto e le sue preziose mani non sò come avrei potuto concluderla. Come dicevo prima, tra amici funziona così. Inizia a diventare buio e io inizio a sentire i primi segni della stanchezza, i primi segni di cedimento fisico. Nel momento, il primo in cui inizio a perdere forse un pizzico di morale, a quasi come per magia si presentano Roccia prima e Mauro poco dopo. Basta mezza salita con entrambi per farmi riaccendere, farmi tornare sorriso ed entusiasmo.

Iniziano a scendere un paio di gocce e da li a poco aumenterà, giusto perchè vuoi farti
mancare un nuovo cambio abiti? Ma il vero problema capita alle 22. Un dolore alla pancia si trasformava in una sosta a casa di quasi un ora e mezza, quaranta passati comodo, si fa per dire, sulla tazza del cesso. Freddo, acqua, e pasticche di caffeina pura avevano creato una
specie di guerra nel mio intestino. Prima di ripartire, ne approfitto per farmi
dare una raddrizzata alle gambe e alla cervicale dal Doc. Riparto ma la pancia non sembra essere dello stesso parere. Stringo i denti fino alle 2 poi decido che è arrivato il momento del primo micro sonno.

Alle 4.22 sono di nuovo in sella scortato da Roccia, che se possibile ha una faccia quasi più devastata della mia.

Anche la Domenica è un via vai di amici. Dario Uby e Sara alle 8 sono intorno a me
che pedalano. La presenza della “zingara” poi da quel tocco di
decibel che mancava. Bastano pochi chilometri per capire che oggi è una di
quelle giornate in cui le nostre corde vocali insieme non sono legali. E’ una
giornata di festa, la mia, e quindi va bene così. Arriverà anche Amedeo direttamente
da Verona. Anche in questo caso per conoscermi di persona e fare qualche salita
con me. Da Verona!

Le salite filano via, nonostante inizi ad allungare le mie pause, in una ci
infilerò anche una doccia e un nuovo massaggio dal Doc. Mi rendo conto che sarà
impossibile terminare le quaranta ascese Domenica, avrò per forza bisogno anche
del Lunedì.

A distanza di un mese e mezzo, penso che questo sia stato il momento più duro a
livello di testa. Hai mai pensato di mollare? In quanti, nei giorni seguenti,
mi hanno fatto questa domanda. Altrochè se ci ho pensato, ma quando l’ho fatto
ero abbondantemente oltre la metà, e a mio modesto e opinabile parere, mollare
quando sei ben oltre la metà è da veri codardi. Con la testa devi imparare a
parlarci, i pensieri sbagliati vanno tolti subito, altrimenti rischiano di
diventare tossici per tutto il corpo. Sono a 31 salite, ne mancano solo 9. Come
si può mollare quando ne mancano così poche? A me è bastato pensare a tutta la
fatica che avevo fatto fino a quel momento per arrivare a quasi 15 mila metri
di dislivello, per farmi passare anche solo il pensiero di mollare.

Nel frattempo Uby, Dario e Sara si fermano per pranzo, chef “Ciano” sfornerà una
pasta al sugo tra le più buone in assoluto (fateglielo credere vi prego) Riparto
pensando di fare la prima ascesa in solitaria quando mi viene in contro Savi.
Non gli è bastato venire ieri, ha pensato di passare anche oggi. Mai solo,
trentadue salite e mai una da solo. Quanto calore. La salita con Savi passa via
veloce, o almeno così mi sembra. La realtà è che inizio ad avvertire tutta la
stanchezza di quei 15 mila metri di dislivello. Arriveranno anche Lorenzo e
Marta, da Morbegno e altre due salite le porto a casa. Sono sempre più vicino
al mio risultato a quanto mi ero prefissato di raggiungere.

Alle 23 faccio una sosta lunga in casa, ne approfitto per una doccia e
per mangiare un pasto caldo rigorosamente in piedi perché se mangio seduto
rischio di addormentarmi. Sono arrivato al mio limite delle energie. Butto nello stomaco della caffeina in pastiglie e inforco nuovamente la bici. La salita numero trentatré è
una specie di massacro, spingo la bici a fatica sui tratti di maggiore pendenza. Mi sembra di percorrere una specie di Via Crucis, la mia personalissima Via Crucis. Così tanto dura che una volta in cima decido che forse è meglio fermarsi per dormire almeno un’ora.

Alle 3:30 un messaggio di Andrea mi sveglia di colpo. Mi chiede come sta
procedendo e che se mi fa piacere lui entro le 4 può essere da me per tenermi
compagnia nelle ultime ore di notte. Alle 4.15 stiamo scalando nuovamente
Fonteno, io per la trentaquattresima volta, lui per la quinta. Il sonno e la
stanchezza sembrano essere almeno momentaneamente passati, e il passo con cui
salgo sembra darne conferma. Salgo continuando a contare le salite che mi
mancano. Salgo e penso che tra poco è finita, salgo e avverto un senso di libertà
conferito dal momento, un momento unico e speciale. La notte e la bici, qualcosa che mi hanno da sempre catturato. Quel silenzio che solo la notte sa regalare, salgo gli ultimi tornanti con il rumore del mio respiro a fare da sottofondo.

Sono davvero allo stremo delle forze, tanto da buttarmi in macchina per dormire almeno un’ora. Mi sveglio quaranta minuti dopo, Andrea è nella sua macchina ad aspettarmi. Non è
andato a casa. Si è messo in macchina e ha dormito in cima a Fonteno come ho
fatto io. Un gesto, l’ennesimo di questi giorni passati in bici che mi hanno
trasmesso la consapevolezza del bene e la stima che le persone provano per me. Questa è una delle tante cose belle che mi ha lasciato questa impresa.

Una bella faccia fresca!

Alle 7.30 dopo tre ascese insieme Andrea mi saluta, facendo rientro a casa. A me basta scendere fino al bivio di Solto Collina che trovo pronto a partire Matteo. L’ultima guest star del 40for40, uno dei padri fondatori di Ciclismo de Panza. Inizia a piovere, me ne mancano quattro e ad ogni ascesa la pioggia aumenta sempre di più. Anche per questo motivo Matteo, dopo aver lanciato un mini diretta si congeda, zuppo come un pulcino.

Mi ritrovo solo nelle ultime due ascese. Solo e la cosa non mi dispiace, un po’ era quello che volevo. Dopo tanta festa e tantissimo rumore posso “godermi” il momento più dolce, quel momento che per settimane avevo sognato e immaginato. Solo per le ultime due volte sulla strada che da Riva porta a Fonteno. Solo, sotto la pioggia, come è già successo tante volte in passato e come succederà in futuro. Sento il telefono nella tasca vibrare di continuo. Ogni vibrazione sembra quasi un brivido che scuote il corpo. Quando arrivo in cima per la penultima volta sono bagnato come se avessi appena finito di nuotare in piscina. Devo per forza cambiarmi di nuovo, impossibile scendere bagnato come sono, impossibile farlo con 5 gradi. Cambio intimo e maglia, bevo una redbull provo a rispondere a qualche messaggio sui social. Riparto per l’ultima volta!

L’ultima volta. Mi viene impossibile non pensare a cosa sono stati questi tre giorni. Supero molto lentamente i tornanti che mi separano dalla piazza di Fonteno. E’ impossibile non pensare a quante persone sono venute a trovarmi. E quelle presenze hanno reso questa festa ancora più emozionante. Sì è stato anche faticoso, ma questo lo sapevo fin dall’inizio. Supero i tornanti e ho una voglia esagerata di Mc Donald’s. E’ dal dal pomeriggio di Domenica che ho sta fissa. Ci penso anche durante l’ultima salita, ci penso facendolo diventare una specie di premio personale una volta che sarò in cima. Intanto il telefono continua a vibrare, ora però i brividi li ho sul serio. Un grado e la pioggia che continua a cadere senza dare tregua.

Ho superato Solto Collina, lascio la Renata scendere lungo quel breve tratto di strada in discesa prima di imboccare per l’ultima volta il bivio che porta a Fonteno. Continuo a pensare. Quaranta volte la stessa salita. Ho alzato quella dannata asticella un’altra volta. L’ho fatto a modo mio come sempre. Con la testa. Quella stessa testa che da ragazzo mi metteva in un mare di guai oggi mi aiuta a dimostrare a me stesso che i limiti forse non esistono e se esistono per davvero sono ben più lontani di quello che si possa pensare. L’ultimo tornate. Mi basta scorgerlo sotto la pioggia per scoppiare in lacrime.

E’ fattà! Chiusa.! E’ storia.

Sgancio le scarpe appoggio la testa al manubrio e scoppio in lacrime. E’ finita. Il mio più bel regalo di compleanno è diventato realtà.

Cinquantotto ore totali, tanto è durata la mia festa. Trentotto pedalate per un totale di 602 km e 17869 metri di dislivello sempre sulla stessa salita. A rileggerli oggi fa impressione anche a me.

E’ stato qualcosa di incredibile, qualcosa che mi ha dato ancora più consapevolezza e ancora più voglia di provare quanto prima a alzare di nuovo l’asticella.

Un ringraziamento speciale a tutte le aziende che mi hanno supportato in questa avventura

SlopLine

The Wonderful Socks

Clinica Del Ciclista

Bend36

Alba Optics

De Qou Action Beer

Joule Lab

3 Replies to “40for40 Quaranta volte Fonteno per i miei primi quarant’anni”

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