381 tutti d’un fiato

Quello che andrò a raccontarvi di seguito è stato l’ultimo giro fatto insieme ai ragazzi di Assaultofreedom. A pensarci ora non riesco a trattenere una moltitudine di stati d’animo che si materializzano nel mio corpo con un’infinità di brividi lungo la schiena. Nessuno di noi avrebbe potuto immaginare che a distanza di due settimane ci saremmo ritrovati nella situazione odierna. Nessuno avrebbe potuto anche solo lontamentente pensare che saremmo stati obbligati a stare chiusi in casa, saremmo stati chiamati a sconfiggere insieme un virus così letale. Nessuno poteva immaginare di ritrovarci nella situazione attuale.

Pensare e ricordare questo giro, da una parte mi fa strappare sorrisi, dall’altra mi mette addosso una sensazione di impotenza e tristezza che raramente ricordo di aver provato.

 

Sabato 7 Marzo

Quando la sveglia suona alle 3:00, ci metto un attimo ad alzarmi. Anzi a dirla giusta ci metto un attimo a capire anche chi sono e come mi chiamo, colpa delle poche ore di sonno, quattro scarse per la precisione.

A nulla è servito andare a letto alle 21.30 la sera prima, che poi era da quando andavo alle medie che non andavo a letto così presto.

Per l’occasione avevo deciso il giorno prima, di andare a dormire nel lettino di Tommy così da non disturbare il sonno del resto della famiglia. Una volta sceso dal letto mi trascino con fatica verso la cucina per il mio immancabile caffè.

Esco da casa che sono le 3:30, buio pesto e un discreto freddo, per strada neppure un’anima. Mi dirigo verso casa di Stefano punto di ritrovo prefissato la sera prima. Fa un certo effetto pedalare lungo la strada completamente vuota con il solo silenzio ad accompagnarmi e farmi compagnia.

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Arrivato sotto casa, Stefano è già fuori pronto per partire, la sua Cannondale è equipaggiata con un faro anteriore che potrebbe tranquillamente illuminare tutta Piazza Duomo a Milano.

Ci mettiamo in moto direzione Como, dove è fissato l’incontro con Umbe e Alby. Lungo la strada pedaliamo per lunghi tratti in silenzio fatta eccezione per qualche breve scambio di battute. La più significativa del momento avviene a pochi chilometri da Como, quando Stefano mi dice di chiedergli se è felice. La sua risposta è accompagnata da un sorriso che gli illumina l’intero viso. “Sono eccitato e fottutamente felice” mi risponde. E non potrebbe essere diversamente, il mio amico vive di queste genere di cose, si nutre di giri come quello in programma oggi.

Arrivati a Como attendiamo l’arrivo di Umbe e Alby. Sia io che Stefano abbiamo una voglia di caffè senza precedenti ma alle 4.30 trovare un bar aperto è praticamente impossibile.

Una volta arrivati Umbe e Alby possiamo rimetterci in movimento, destinazione Lecco dove incontreremo il resto del gruppo. La temperatura se possibile si è fatta ancora più fresca me ne rendo conto quando arrivati a Lipomo un vento freddo si mette a soffiare contro. Siamo tutti organizzati con zainetti vari in spalla, chi più grande chi meno, del resto questo folle giro in programma è stato organizzato come test in previsione di una cosa ancora più grande, che rimane top secret.

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Umbe e Ste si sono attrezzati per metteresi in spalla qualcosa di più grande e capiente del classico spiderbag. Tra una battuta e l’altra arriviamo a Erba, il freddo non è ancora passato. Sposto lo sguardo alla mia destra e in lontananza ammiro il lago di  Pusiano. Che strano vederlo così, con il buio ad avvolgerlo, quasi a proteggerlo da occhi indiscreti da occhi che non possono capirne la reale bellezza ora.

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Quando arriviamo a Lecco la voglia di un espresso non si è certo calmata, così insieme a Umbe ci allunghiamo in piazza per vedere se l’unico bar che generalmente è aperto anche alle prime ore della mattina lo sia anche oggi. Ci ha detto male però, quindi torniamo indietro accorgendoci che lungo la strada prima del ponte c’è un bar fortunatamente aperto. Lo assaliamo prendendo caffè e cornetti. Mentre siamo dentro a consumare la colazione e a scaldarci arriva il resto del gruppo, Carlo, Bea e Cisco.

Ora siamo al completo, siamo pronti per partire per questa ennesima folle avventura. Muoviamo le bici lungo la strada che attraversa prima il centro di Lecco per poi snodarsi lungo il lago. Quel ramo del Lago di Como che lentamente si sta svegliando, lentamente sta prendendo il colore dell’alba.

 

Davanti al gruppo c’è Umbe con Ste, io mi affianco alla Bea scambiandoci due parole, poco più avanti Carlo con Cisco, il clima sembra scaldarsi ma c’è ancora una bella arietta che non ci dà tregua. Mentre cerco di tenere stambilmente la ruota di chi mi sta davanti, ripenso alle paure che mi avevano a tratti divorato alla vigilia. Quella paura di non riuscire a fare l’intero giro con il gruppo, quella paura di non riuscire a restare in gruppo con i miei compagni. Invece almeno i primi 90 km vanno via senza troppi problemi, eccetto una rognosissima foratura poco prima di arrivare a Perledo, riparata con l’aiuto di Stefano in breve tempo.

Ah dimenticavo, se forate, la camera d’aria bucata buttatela nel cestino e se per caso non ne trovate uno in zona, portatela con voi, non abbandonatela lungo la strada.

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Risolto l’imprevisto sono di nuovo in sella che cerco con parecchia fatica di raggiungere Umbe sempre in testa a tirare il gruppo.

Finalmente il buio ha lasciato posto ad un bel sole, il venticello di questa mattina ha smesso di darci noia e ora possiamo pedalare verso Colico, lungo la strada come sempre allegria e cazzate, ma questa volta contenute, quasi a basso profilo. La strada da percorrere è molta e le energie vanno dosate, anche quelle che ci portano a scherzare.

Quando arriviamo alla prima sosta bar, come accaduto questa mattina non possiamo gustarci il caffè al banco, la cameriera ci invita a sederci al tavolo. Se solo potessi spiegarvi quanto è stato strano bere il caffè seduti comodi al tavolo. Non era mai accaduto fino ad oggi, in genere si entrava nel bar si ordinava e in meno di due minuti si era di nuovo fuori in sella pronti a ripartire. Questa è solo la prima delle regole con cui dovremo convivere nei prossimi mesi, ma ancora noi non lo sapevamo, ancora non potevamo sapere cosa sarebbe accaduto qualche giorno dopo.

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Durante la sosta al tavolino ne approfitto per mettere nello stomaco il primo dei tre panini che mi sono portato, anche Stefano e Alberto ne approfittano per mangiare qualcosa. Chiudo la sosta con una cocacola. Si rimonta in sella, arriviamo a Sorico, le gambe sembrano rispondere bene, un po’ come la media che dopo quasi 120 km segna 30 secchi. Ci spingiamo lungo l’altra sponda del Lago di Como superando tanti comuni che solitamente incontro pedalando in direzione contraria rispetto ad oggi.

A Menaggio iniziamo a salire, è arrivato il momento di scollinare e di spingere le bici verso la Svizzera. Arrivati a Menaggio prendiamo la strada che si arrampica in salita verso Porlezza. Mentre affronto i primi tornanti sento edlle discrete botte di caldo. Sono decisamente troppo coperto per affrontare la salita. Ne approfitto per fermarmi e spogliarmi della giacca antivento, perdendo di fatto contatto con i miei compagni. Li recupero poco prima di arrivare a Porlezza, quando di fatto mi ritrovo il lago di Lugano di fronte agli occhi.

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Una volta entrati in Svizzera procediamo lungo la strada in direzione Lugano. Ahime ci sarebbe da raccontarvi di un piccolo screzio accaduto con un “simpatico” aiutista elvetico che come i suoi colleghi italiani non ha ancora capito che non è cosa da fare battezzare il braccio dei ciclisti quando sono tutti in fila indiana. Non è cosa da fare specie se viaggiano in gruppo, insomma, mai farci incazzare. Superata la fase incazzatura arriviamo a Lugano. La giornata primaverile ha fatto riversare tante persone lungo le strade specialmente sul lungo lago.

Attraversiamo Melide e tiriamo nuovamente dritto verso confine, quello che ci farà rientrare in Italia, seppur per poco.

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Sto passando da strade che non avevo mai percorso prima, rimango estasiato dalla strada che da Brusino Arsizio arriva fino a Porto Ceresio. Il lago alla mia destra e le montagne alla mia sinistra. Una sola strada che si snoda seguendo il lago, per giunta poco trafficata, è stato in questo momento che ho avvertito il vero senso di libertà. Lontano da casa con la mia bici e con un gruppo di persone che non cambierei neppure sotto tortura. E’ stato in questo momento che ho realizzato quanto strada avevo fatto e quanta ancora ne avevo da fare, è stato in questo momento che ho sentito un brivido lungo la mia schiena.

Arrivati al confine rientriamo in Italia e da Porto Ceresio percorriamo circa 25 km per arrivare a Luino. Altra città che non avevo mai visitato.  E anche Luino mi ha colpito in positivo, ordinata, pulita e dannatamente bella, con il Lago Maggiore dove rispecchiarsi.

Iniziamo ad avere un certo languorino, Stefano che ormai mi conosce si affinaca per dirmi che tra dieci chilometri ci fermeremo per pranzo. La sosta avviene a Maccagno con il lago a fare da cornice. Prendiamo posto all’esterno del bar. Ne approfittiamo anche per mettere in carica tutti i dispositivi elettronici con noi. Mentre mangiamo facciamo il punto sul giro e sopratutto su quanto è in programma ad Aprile (sempre top secret raga).

Mezz’ora di riposo quanto ne bastava per rifocillarsi, e siamo di nuovo con le chiappe posate sulla sella a spingere nuovamente le specialissime verso la Svizzera. I km percorsi quando entriamo nuovamente in terra elevetica sono 227, insomma oltre la metà di quanto previsto. Per il momento, penso tra me e me, è andata alla grande, sempre in gruppo senza mai andare in crisi, tutto questo mi dà fiducia e mi conferma, nel caso ce ne fosse bisogno, che tutto dipende da noi e dalla nostra testa, l’unica capace di creare limiti mentali.

Pedala pedala e arriviamo a Locarno, dove per strada c’è il mondo. Un casino di persone in giro a piedi, anche ad Ascona nella zona pedonale che costeggia il lago ci sono tantissime persone in giro. A ripensarci oggi, mentre sto scrivendo questo noiosissimo racconto, mi sembra impossibile che siamo ridotti a stare sigillati in casa. E’ davvero tutto così surreale.

Ad Ascona come da tradizione degli assault foto con il lago e le montagne sullo sfondo.

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Quando rientriamo in Italia i chilometri percorsi sono 265 e la gamba sembra, nonostante tutto tenere.

Mancano circa 140 Km, siamo nel lato piemontese del Lago Maggiore, questa volta è una strada che ho già percorso, diverse volte per giunta, ma oggi sembra quasi la prima volta. Come se l’impresa che sto cercando di chiudere con tutte le forze dia un’aria nuova alla strada che percorro e al panorama che i miei occhi osservano. Pedalo con Stefano davanti, da circa mezz’ora ci diamo dei cambi in testa al gruppo. Stefano che mi conosce e sa quanto sono paracarro mi sorride dicendomi che se non me la sento io posso evitare. Ora da sempre sono uno che le cose dedicate e speciali solo per me non mi piacciono, quindi stringo i denti e arrivato il mio turno mi metto davanti a tirare. Con sto giochino arriviamo a Verbania dove ci concediamo una nuova piccola pausa. Coca e Redbull e si riparte.

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Nel gruppo c’è chi inzia ad avere fretta, quindi il ritmo si fa decisamente più alto, più frenetico, e il risultato è che perdo la ruota dei miei compagni. Mi ritrovo così per circa 20 km da solo, pedalo lungo quella che credo sia la strada giusta, lo credo ma non ne ho la certezza. Pedalo con tutte le energie che mi sono rimaste, pedalo e mi accorgo di aver superato quota 320 km. Inizio ad entrare nell’ottica che mi toccherà terminare il giro in solitaria senza poter festeggiare con il resto del gruppo. Proprio mentre lo penso ricevo la chiamata da Stefano che mi dice di averli appena passati. Loro sono fermi al bar. Giro la bici e percorro quei cinque km che mi dividevano dal bar.

Già che ci sono ne approfitto per prendere l’ennesima coca, ironizzando con Stefano su quale fosse tra la mia e la sua la faccia più “fresca” tra le due.

Quando ripartiamo ci vediamo costretti a fermarci nuovamente. Al povero Cisco è toccata la stessa sorte accaduta a me al mattino, insomma ha forato. Mentre aspettiamo che cambi la camera si scatena il delirio. Alby va a svuotare la vescica e come da tradizione viene prontamente immortalato in una storia di Ste, io prendo in giro Cisco alla prese con una pompetta per gonfiare la gomma appena cambiata.

Sosta forzata finita, si rimonta in sella per tornare verso casa, poco dopo Sesto Calande Alby ci saluta prendendo la strada che porta verso varese.  Il resto del gruppo prosegue a pedalare, non manca molto alla fine, ma sono consapevole che saranno i km più faticosi.

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Saranno i chilometri da testa bassa e pedalare soffrendo nel caso in silenzio. Come spesso accade man mano che mi avvicino a casa inizio a pensare a quanto fatto. Inizio a pensare al giro che sto per andare a chiudere, poco importa se non saranno 400, sono riuscito a chiudere una cosa che alla vigilia mi toglieva quasi il sonno. L’ho fatto stando al ritmo del gruppo. Mentre ci penso vi scappa un sorriso. Sorrido e penso che alla fine mi fascio sempre la testa per nulla.

Intanto siamo arrivati a Saronno, è tempo dei saluti, Cisco la Bea e Carlo proseguiranno per la Brianza. Saluto i compagni di questa meravigliosa esperienza e prendo la strada che mi porterà a casa

Unico lato negativo della giornata, il Bryton che si spegne quando mi mancano circa 10 km per arrivare a casa.

381 questi i chilometri fatti tutti d’un fiato, le emozioni che ho provato invece non si possono contare.

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Questo è stato l’ultimo giro prima della pandemia che ha colpito l’Italia e il resto del mondo, quel virus che a distana di quasi tre settimane ha privato me e tutti gli amatori dei giri lunghi nei weekend. Sia chiaro è una rinuncia che va fatta, la situazione ad oggi non è tra le più rosee e ancora non si vede la luce in fondo al tunnel.

Sono sicuro che questa “astinenza” da lunghi porterà a qualcosa di magico quando tutto sto casino finirà.

 

#sempreinbolla

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