Il ciclismo ai tempi del COVID19

Quello che sta per arrivare sarà il quarto weekend di isolamento sociale.

Quattro settimane con l’Italia barricata in casa. E’ da quasi quattro settimane che le nostre abitudini sono state completamente stravolte. Le nostre vite sono in ostaggio e il nostro sequestratore è invisibile. Il nostro sequestratore è un virus che se contratto in forma “pesante” può diventare letale.

Il solo modo per contrastarlo al momento è cercare di contenere il contagio, e data l’elevata trasmissibilità, l’unica soluzione è limitare i contatti.

Ci siamo così ritrovati privati di tutto ciò che facevamo, della nostra routine, privati di tutto quello che avevamo, senza forse neppure rendercene conto. Ci siamo ritrovati senza dover andare in ufficio, senza vedere il nostro collega, senza la colazione al bar. Siamo rimasti privati del semplice gesto di abbracciare una persona o di stringergli la mano.

Senza negozi aperti, e nei supermercati gli ingressi vengono limitati a un numero definito di persone al fine di non creare assembramenti di persone.  Una situazione senza precedenti anche in considerazione che questa situazione è la medesima in ogni angolo della terra.

L’intera umanità è in pericolo.

 

Io sono uno dei “fortunati” che ancora va a lavoro. Quello che faccio in ufficio mi riuscirebbe difficile farlo da casa. Sono consapevole di essere uno di quelle persone che ad oggi ha maggior probabilità di contrarre il virus, essendo esposto ad un maggior contatto con esterni. Ecco per un ipocondriaco come il sottoscritto credetemi non è una cosa semplice con cui condividere. In ufficio, abbiamo fin da subito, preso tutte le precauzioni del caso. Io sono chiuso nel mio ufficio solo soletto con mascherina e guanti. Ogni due ore apro le finestre e spruzzo il disinfettante. L’accesso al mio ufficio è interdetto a chiunque, i documenti non vengono più lasciati sulla mia scrivania, ma in una praticissima vaschetta posizionata fuori dal mio ufficio.

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Le nostre vite sportive sono state stravolte. In un niente ci siamo trovati privati dei nostri giri a contatto con la natura. I nostri giri a respirare aria ad alta quota. I nostri giri a sentire il vento in faccia. I giri in gruppo quelli dove si fa caciara, dove oltre a fare fatica si ride e scherza. Pensare al ciclismo a ciò che amavamo fare o anche solo parlarne, in un momento dove la terra piange migliaia di morti è come camminare su un sentiero minato

Viene difficile o comunque complicato pensare alle nostre bici e ai nostri giri. L’allenamento però rimane per tanti atleti importante e fondamentale. Discorso identico anche per gli amatori. Così in poco tempo rulli e affini sono diventati introvabili, un po’ come il lievito nei supermercati.

Zwift e Bkool si sono visti quintuplicare i loro abbonamenti, e i social sono stati invasi da foto con bici incastrate a rulli di ultima generazione con LCD da 55 pollici connessi con le diverse applicazioni e simulatori. Strava si è riempita di attività indoor.

Io? Io lo sapete odio i rulli. Li odio perchè la bici per me prima che essere allenamento è divertimento, emozioni, giri senza senso, pedalare sui rulli non è neppure paragonabile con un giro in esterna. Mi sono comunque attrezzato acquistando un semplicissimo rullo libero. Niente Zwift per me, simpaticamente ribattezzato Zwiffer. Rimango però un fortunato, un vero privilegiato, perchè dovendo andare a lavoro, mi reco, come  spesso accaduto negli ultimi due anni e mezzo,  in bici. Quei 40 km tra andata e ritorno sono ad oggi il massimo che mi è concesso di fare.

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Così la ciclabile che da Mazzo porta fino a Cornaredo diventa una delle strade più belle per la libertà, seppur condizionata a tempo. Venerdì sono stato felicissimo di dover fare anche due commissioni portando il computo totale dei km a 50.

Lunedì ho preso l’acqua al ritorno, e benchè non sia mai stato uno che con la pioggia stava a casa, ieri ero addirittura felice di prenderla. Ieri invece è stato il turno del vento, al ritorno era decisamente fastidioso ma sentirlo battere in faccia, sentirne i profumi che trasporta è stata una sensazione che mi ha quasi commosso.

Seppur la mia routine in settimana sia rimasta pressochè immutata, viverla è per me completamente diverso. E’ diverso svegliarsi al mattino con la consapevolezza di quanto sta accadendo. E’ diverso mettersi in sella per raggiungere l’ufficio incontrando lungo il percorso pochissime macchine. E’ diverso vivere sia le giornate in ufficio così come quelle a casa.

Nulla in confronto ai weekend. Sì perchè nei weekend diventa tutto difficile. Abituato a sveglie impossbili per giri altrettanto impossibili, mi ritrovo ad andare a letto il Venerdì senza mettere la sveglia, eccezion fatta per quando sono andato a fare la spesa. Cioè, vi rendo l’idea?? La sveglia per andare a fare la spesa!?! Ma di cosa stiamo parlando?

 

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Il massimo del pedalare è fare 50 km sui rulli liberi, possibilmente in giardino. Nel weekend appena passato ho immaginato per un istante di essere sul lago di Como. C’era una bella arietta, e sentivo il profumo dell’erba del giardino, tagliata qualche attimo prima. Pensate che mi sono anche fermato a farmi un caffè, immaginando di essere ad Argegno.

Per il weekend in arrivo, stavo pensando di montare la piscina, così avrei anche l’effetto lago.

Mi sento come un leone in gabbia. Mi sento come un leone impegnato in un circo. Sto davvero impazzendo.

Le sensazioni e le emozioni di questo periodo sono molteplici. Passo dal timore che mi affligge al solo pensiero di sapere che un mio famigliare o amico sia stato contagiato, alla paura per la situazione economica che questo virus sta creando. Il Sabato e la Domenica mi viene una nostalgia senza precedenti. Chiuso in casa, mi manca davvero tutto, ma soprattutto mi mancano i miei giri nel weekend. Mi mancano gli amici i compagni di uscita e mi manca fare un semplicissimo giro con il mio baby rider.

Questa situazione è surreale, qualcosa di allucinante. Di assolutamente inpensabile. Una situazione che molto probabilmente finirà per condizionare il nostro futuro e le nostre abitudini, anche un domani quando avremo vinto la battaglia contro il virus.

Questa astinenza a giri lunghi mi sta facendo male, al punto che ho già pensato ad un paio di cose da fare una volta che torneremo in sella. Scherzando, ma neppure troppo, ho pensato di partire  casa e arrivera a Reggio Calabria, oppure di partire e arrivare fino a Bormio, scalare lo Stelvio, scendere a Prato e risalire nuovamente su sua Maestà per fare ritorno a casa. Di giri così ne penso almeno due al giorno. E’ l’astinenza, un nome che ad oggi tutti noi stiamo provando. L’astinenza ci fa diventare ancora più tossici di bici, più tossici di giri. Nella speranza di poter presto mettere su strada una follia.

 

 

 

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