In cima al Passo Zambla con Savi

Sabato 9 Marzo 2019

Mi sveglio in quel di Zorzino, l’aria qui ha sempre un sapore diverso, oggi lo è ancora di più. Oggi si fanno assaggiare queste meravigliose strade alla Peppa e per giunta in compagnia, e sì oggi, dopo un mese ad organizzarsi si esce con Savi.

Cristian Savi all’anagrafe, ma più conosciuto al popolo dell’Instagram con il nome di Savi_Works, è un ragazzo di quasi trentadue privamere, originario di Siracusa che si è trasferito in quel di Seriate, vicino a qual lago che mi “ospita” da oltre un decennio. Savi è l’ennesimo compagno di uscite conosciuto grazie ai social, quei social che come ho più volte detto, uniscono ed aiutano a condividere le proprie passioni, quei social che piacciano a me.

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L’appuntamento è lungo la strada che costeggia la sponda bergamasca del lago di Iseo, lui arriva da Sarnico, io da Lovere, obiettivo incrociarsi nelle direzioni opposte.

Così, mentre pedalo mi concentro su ogni ciclista che incrocio, attento di vedere se trovo il mio compagno di uscita in mezzo a qualche gruppo.

L’attenzione ai ciclisti che viaggiano sull’altro lato della strada mi dà la fortuna di incrociare Andrea, un altro ragazzo conosciuto su Instagram che abita nelle zone vicine al lago di Iseo, a dire il vero, lui è più veloce di me a riconoscermi, urlandomi un “Pippy” appena mi vede. Giro di colpo la bici e mi fermo per un saluto al volo. Terminato il momento “Carramba” proseguo lungo la strada senza però accorgermi di Cristian che passa in mezzo ad un vasto gruppo di amatori ben scortato. Fortuna che lui è più attento di me e dopo aver fatto inversione mi raggiunge da dietro chiedendomi come avessi fatto a non vederlo.

Siamo finalmente pronti per partire direzione Lovere. Pedaliamo costeggiando le acque del lago. La gioranata sembra essere ottima per una pedalata,  il giro che abbiamo organizzato prevede di arrivare in cima al Passo Zambla, valico alpino che collega la Val Serina con la Val del Riso. Nonostante il sole l’aria rimane decisamente frizzantina, Cri ha optato per un pantaloncino corto, io molto più previdente ho messo il corto ma coperto da Gambali e maglia semi termica sotto.

La strada come avrete capito, oggi sarà spesso in salita, di pianura non ne è prevista molta. Dopo essere transitati lungo quel magnifico tratto di strada che collega Riva di Solto con Lovere sono già in piedi sui pedali a spingere la bici lungo la salita che porta verso Sovere.

Mentre salgo quel tratto di strada fatto tante volte in solitaria, metto in guardia Cristian circa il mio ritmo in salita, insomma senza troppi giri di parole gli dico che oggi avrà a che fare con un paracarro, quindi alla peggio mi aspetterà in cima al passo.img_0125

Il primo tratto di strada è superato, per fortuna senza neppure troppa fatica. Dopo un breve tratto in falsopiano siamo di nuovo pronti a salire direzione Clusone. Lungo la salita si aggrega un ragazzo, dall’accento veneto, che pedalava in solitaria, si accoda prima a Cristian e poi a me, scambiando di tanto in tanto quattro chiacchiere, alla fine della salita di Clusone ci saluta prendendo la strada che porta verso la Presolana. Io e Cristian siamo finalmente pronti per una bella discesa, prima di affrontarla però ci fermiamo per svuotare le vesciche e rifocillarci un minimo, oltre a indossare la giacca anti vento.

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Discesa che affronto per la prima volta, e che mi ha entusiasmato da pazzi. Strada larga e senza troppe auto a transitarci, la prima parte è un drittone con una percentuale di pendenza intorono al -2/-3%, abbiamo anche un po’ di vento a favore. La strada scende fino a Ponte Nossa, costeggiando nella seconda parte della discesa il fiume Serio. Davvero una discesa emozionante, fatta a 40/45 km/h con il vento in faccia come piace a me, discesa che mi ha nuovamente ricordato quanto siano magnifici i freni a disco della mia Ridely Noah.

Arrivati a Ponte Nossa ci concediamo un caffè prima di inziare a salire lungo i 14 km che ci separano dal passo. Il bar è situato all’angolo della strada che, lasciata la provinciale, si apre alla nostra destra per salire fino in cima al valico situato in località Oltre il Colle. Il tempo di un caffè, due chiacchiere e quattro cazzate da social e siamo pronti a salire, o meglio, il mio compagno è pronto, io un po’ meno.

La strada inizia a salire nei suoi primi chilometri in maniera molto dolce, delicata, senza strappi, il che mi permette di trovare subito un ritmo decente per affrontarla. Savi invece è lì che scalpita, è pronto a sprigionare tutti i watt che le sue gambe hanno, ma si sforza di salire al mio passo da paracarro. Poverino mi fa quasi tenerezza, sembra un leone in una gabbia.

Una volta entrati nel territorio del comune di Gorno superiamo il Santuario del Santissimo Crocifisso; subito dopo ad un incrocio presso un insediamento industriale si lascia a sinistra la strada per Chignolo d’Oneta iniziando a salire con decisione, la pendenza aumenta, così come la mia fatica, ma la vista sulla valle ripaga come sempre di tutto lo sforzo.

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Sento le gambe iniziare ad andare un pochino in crisi, alleggerisco il rapporto provando a salire con una pedalata un po’ più agile, mentre il mio compagno di uscita ha messo il turbo. Lo vedo allontanarsi sempre più fino a sparire dietro un tornante. Ci rivedremo in cima.
Dopo un tratto quasi pianeggiante si supera Campello, ultima frazione del comune di Gorno, siamo a 693 metri di altitudine, manca ancora metà per arrivare ai 1238 metri del passo. Si riprende a salire con decisione attraversando il capoluogo del comune di Oneta.
Si passa ai piedi delle frazioni di  Erdeno e Villassio, con la strada che sembra dare un tregua, ma è solo una triste impressione, da li a poco riprende a salire, si raggiunge il capoluogo del comune di Oneta situato a 740m di altitudine; alla fine del paese si lascia a destra la strada per Plazza presso una fontana, dove mi fermo per rimpire la borraccia. Mentre pedalo con discreta fatica mi chiedo se Cri sarà arrivato già in cima al passo. Proseguo ad affrontare la mia salita, mentre le prime gocce di sudore cadono sul tubo orizzontale della Peppa, ora che ci penso bene, sono le primissime gocce di sudore che si infrangono sul suo leggerissimo telaio.
Dopo aver aggirato una chiesetta la strada diventa facile, o quanto meno mi dà un minimo di respiro, di fronte sono visibili i tornanti che portano al valico; dopo un ponte che attraversa il  torrente Riso, si riprende a salire attraversando Scullera, piccola frazione sviluppatasi grazie al turismo e ancora oggi meta di molti vacanzieri.
Procedo nella mia ascesa affontando il primo tornante; ad un incrocio si lascia a sinistra la strada asfaltata per il villaggio di Costi e poco dopo il parcheggio, da dove parte il sentiero che conduce al Santuario della Madonna del Frassino.

Raggiunta la piazza del villaggio di Cantoni (967m) la salita diventa molto impegnativa; stringo i denti pensando che mancano solo 300 metri di dislivello da coprire, affronto così il secondo tornante e, dopo la parte nuova del paese, il terzo e il quarto tornante; che mi portano alla quota di 1070 metri. Supero le poche case di Tesolo ed in corrispondenza del quinto tornante lascio sulla sinistra un piazzale sterrato ed una carreggiabile sbarrata.
Ai piedi di una parete rocciosa si affronta il sesto tornante e dopo un tratto nel bosco si raggiunge tra i prati il 7° tornante in prossimità di una costruzione rurale isolata; con l’ultimo duro e panoramico tratto si arriva al valico. Riesco a scorgere Cristian, fermo al cartello del passo, mi domando da chissà quanto tempo mi sta aspettando.

Da Oltre il Colle, rinomata e sviluppata stazione turistica, si procede lungo un falsopiano in uno splendido bosco, che a tratti rinchiude il tracciato in un’autentica galleria vegetale.
Dopo il bivio per Zambla Bassa (1060m) si sale ripidamente con due tornanti a Zambla Alta (1177m), villaggio completamente trasformato dall’espansione turistica, e con altri duri tornanti tra i prati si sale faticosamente al passo.

La vista una volta in cima è di quelle che non si scordano facilmente, si vede il Pizzo Arera a nord che domina imponente la conca di Oltre il Colle, ed il Monte Alben a sud.

Prima di girare le bici e affrontare la strada appena percorsa in direzione opposta, e quindi in discesa, ci concediamo una breve e meritata sosta al bar situato in cima al passo. Scoliamo a velocità sovraumana le nostre CocaCola e siamo pronti ad affrontare la discesa che ci porterà nuovamente a Ponte Nossa.

Discesa che affronto a tutta, discesa che ancora una volta mi da l’idea della bellezza della Ridley Noah su cui monto, peccato che a metà della discesa un furgoncino ci rallenta la corsa, dopo un paio di tornanti riusciamo a superarlo e a riprendere a scendere a circa 65 km/h.

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Arrivati nuovamente a Ponte Nossa, ci sono ancora circa 40 km di cui una parte nuovamente in salita lungo la Valle Rossa, che come sempre regala panorami unici. Mentre la percorro avverto un forte senso di stanchezza, stringo i denti e provo a tenere il passo di Savi. Ho finito anche l’acqua nella borraccia, per fortuna che dopo circa 3 km verso la fine della salita che ci porterà in Valle Rossa c’è una piccola fontanella dalla quale esce acqua freschissima.

Ci siamo, l’ultimo sforzo è superato, ora ci spetta un piccolo tratto in discesa e poi la salita che da Piangaiano porta a Zorzino. E’ stato un giro pazzesco, chiuso con oltre 2200 metri di dislivello. E’ stato un giro bellissimo che mi ha portato a fare grandi pensieri e sopratutto a consocere più nel dettaglio quell’incredibile mezzo su cui da un mese a questa parte pedalo.

Un grazie a Cristian, alla sua pazienza e alla sua simpatia, mi sono divertito tantissimo nonostante la fatica.

Pianta planimetria

 

 

One Reply to “In cima al Passo Zambla con Savi”

  1. Emozionante il tuo racconto e rivivere la fantastica “Ride” che abbiamo fatto, è stato un piacere amico mio, spero di fartene raccontare altre.
    Lunga vita al ciclismo, Evviva il ciclismo Evviva il Pippy!!

    #RideinLombardy

    Chris 😉

    "Mi piace"

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