Sacro Monte

Domenica, è arrivata anche Domenica. E’ arrivato anche il giorno del primo lungo con la Peppa. A proposito, siete in molti ad avermi chiesto il motivo per cui l’ho chiamata così. C’è chi è riuscito anche a chiedermi se fosse collegata in qualche modo al famoso cartone animato. Ovviamente non c’entra alcun cartone animato ne tanto meno animali della fattoria. Il nome deriva da quello che per anni fu il soprannome del mio vecchio, trasformato al femminile. Sapere come la penso riguardo le bici e il fato che abbiano un’anima, mi sembrava doveroso dedicare a lui questo impressionante mezzo da guerra.

La sveglia suona alle 6.50, non sono ancora in forma, la cura antibiotica mi ha letteralmente massacrato,  mi sento di vivere in un corpo di un settantenne, non avessi avuto la nuova bici da provare su una lunga distanza penso che avrei tranquillamente posticipato il giro alla settimana successiva. Invece alle 8.20 sono già in sella, direzione Saronno dove mi attende Raffaele, Leppe sempre lui, diventato ormai il mio compagno fisso per il lungo domenicale.

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Il programma è di quelli giusti per provare la mia nuova Ridley Noah SL, la destinazione decisa la sera prima è il Sacro Monte di Varese. Una salita per me nuova, mai fatta, nonostante in più occasioni in passato avessi cercato invano di trovare la strada, finendo per perdermi o per smadonnare.

Arrivato a Saronno non faccio neppure in tempo a fermarmi e a sganciarmi dai pedalini che dietro di me sento l’urlo di Leppe, appena mi si affianca mi guarda e dopo aver buttato un’occhiata anche alla bici esordisce con un eloquente “Sti cazzi, che mezzo!!!”

Lasciato Saronno pedaliamo con buon ritmo fino a Cislago, Leppe sempre avanti a fare strada o se preferite a tirarmi, ad una rotonda prendiamo la strada che porta verso Olgiate Olona, sento che la lentamente comincia a salire.

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Bell’idea quella del mio compagno di uscita, che preferisce tagliare per la valle Olona anzichè percorrere tutta la statale varesina fino a Varese. Bella la strada, con poche macchine che transitano e con un paio di strappetti utili a scaldare la gamba o ad ammazzarmi totalmente prima dell’arrivo a Varese e prima dell’attacco alla salita del Sacro Monte.

Il primo di questi strappetti è ad Olgiate, poco meno di 2 km che a me sono sembrati almeno il doppio, quando scollino mi rendo conto di essere più lento del solito, talmente lento che  il povero Leppe è costretto ad aspettarmi, dura la vita di quelli che escono con i paracarri.

Proseguiamo arrivando a Fagnano Olona dove è situato il secondo strappo, questa volta mi sembra di affrontarlo con un’andatura decisamente migliore, e in questa seconda breve salita mi accorgo di quanto sia più leggera la Peppa rispetto alla Mya. Sensazioni identiche che si presentano anche durante lo strappo  di Gornate Olona,  lunga circa 3 km con una pendenza nella primissima parte che sfiora l’8%.

Sto inziando a conoscere la mia nuova compagna di viaggi, sto inizando a prendere dimestichezza e confidenza con questa Ridley Noah.

L’anteriore della bici è rigido e secco, mentre paradossalmente il suo retrotreno è molto reattivo e capace di assorbire molte vibrazioni del terreno, me ne rendo conto in quel breve tratto di strada piuttosto dissestato che incontriamo una volta superato il centro del paese. Sono sempre più curioso di provare in discesa i freni a disco, l’occasione tanto sognata mi si presenta dopo pochi chilometri e più precisamente quando alla fine di Via della Libertà svoltiamo a destra e ci buttiamo in picchiata lungo la discesa del Piccolo Stelvio, al primo tornante mi accorgo di quanto siano più sicuri ed efficenti i freni a disco. Basta toccare con un dito la leva che la bici si ferma in uno spazio ridottissimo, che figata pazzesca! Al secondo tornante cerco di frenare all’ultimo, la sensazione di sicurezza aumenta, accorgendomi  che con questo tipo di freni c’è un margine di errore ben maggiore del solito, il tutto fa risultare nettamente più facile l’eventuale recupero da una traiettoria sbagliata. Davvero straordinari, direi super approvati.

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Finita la discesa proseguiamo lungo la strada dirigendoci verso Lozza dove ci attende l’ennesimo strappo di giornata, questa volta decisamente più lungo dei primi. Anche lungo questa salita le sensazioni che sento nel pedalare su questa bici sono ottime. Rigida al punto giusto, in salita pur avendo un telaio e geometrie areo si comporta comunque molto bene. Concentrato sulla bici neppure mi accorgo di aver terminato la salita. Spostando lo sguardo a sinistra posso ammirare una vasta porzione della Valle Olona.

Ora finalmente un po’ di respiro fino all’attacco della salita che ci porterà al Sacro Monte.

Una volta arrivati alle porte di Varese c’è da fare le “lotte” con il traffico di auto; prima di entrare nel centro città non ci facciamo mancare neppure la folle guida di una signora al volante di una Saxo che per poco ci stira in pieno, perchè in fondo mica è importante guardare prima di svoltare sulla strada principale. Sorvoliamo che altrimenti a farmi arrabbiare seriamente è un attimo.

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Superati i giardini Estensi proseguiamo lungo Via Sanvito Silvestri fino in prossimità del parco Mantegazza dove svoltiamo leggermente a destra dirigendoci verso Masnago. Costeggiamo lo stadio e il Palasport, per strada tantissimi ciclisti.

Inizio a sentire la fatica mista stanchezza per l’influenza, e tra poco c’è da cominciare a salire verso il Sacro Monte, prevedo da subito grandi bestemmie. Ad Avigno di fronte ad un bivio teniamo la sinistra. La strada iniza a salire, prima molto dolcemente poi, dopo circa un chilometro più decisa. Nel frattempo Leppe è andato, ha messo il turbo o forse sono io che non ho tolto il freno a mano. Supero un tornate e mi alzo sui pedali, poco avanti a me un signore sulla sessantina che sale bello fresco senza fatica, con le natiche posate su una e-bike.  Lo raggiungo e lo supero.

La salita è abbastanza piacevole, la vista non è di quelle che ti toglie il fiato lungo l’ascesa se non solo saltuarimente. Continuo a pedalare, ora davanti a me un ragazzo in sella ad un mountain bike, prima di superare anche lui, butto un occhio in direzione dei suoi polpacci restando spaventato per la grandezza.

Poco più avanti rivedo Leppe che ha ridotto l’andatura per aspettarmi. La strada sale, le gambe inziano a bruciacchiare, mancano circa tre km, all’arrivo quando, sulla nostra sinistra si apre una strada che porta all’osservatorio astronomico, Leppe mi chiede se voglio salire ma visto le mie condizioni fisiche e la fatica declino la proposta, sarà già dura percorrere gli ultimi due chilometri che mi mancano. Li faccio scortato dal mio compagno, provando a dare un ultima botta sui pedali per rilanciare la bici, che anche in questo caso risponde in maniera pronta e decisa.

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Ci siamo, sono in cima. È fatta anche questa, la prima vera salita in sella alla Peppa.

La fatica come spesso accade, viene ripagata dalla vista, che in cima merita davvero parecchio. Prima di dirigerci al bar per il consueto caffè butto nello stomaco una banana e mezza baretta.

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Quando ripartiamo decidiamo di provare a scendere da una strada secondaria, scoprendo però che dopo la prima metà è praticamente impossibile proseguire, perchè la  è fatta esclusivamente in ciottolato, di quelli che preferiamo non assaggiare ne con le ruote delle nostre specialissime ne con la faccia o anche solo con parti del nostro corpo.

Lungo la discesa posso divertirmi nuovamente a testare la bici,’mi accorgo che il mezzo su cui monto, una volta impostata la traiettoria è un binario. Davvero una grande tenuta, e ripeto, freni a disco assolutamente straordinari.

Finita la discesa superiamo il centro di Varese per poi lanciare le nostre bici fino a Vedano Olona dove la strada sale per uno strappetto da 2chilometri scarsi. La stanchezza si fa sempre più presente, Leppe mi si mette davanti e io provo a tenere la sua ruota. Che gamba che ha il mio amico davvero un cavallino tosto.

Prima di arrivare a casa ho anche la fortuna di trovare un ciclo nonno rigorosamente “Mapei”che si piazza dietro la mia scia. Insomma prima di rientrare a casa posso dire di aver fatto anche un’opera di bene. Battute a parte, i miei più sinceri complimenti al nonnino, perchè lungo quel tratto di strada il mio ciclo ha registrato 39 km/h alla voce velocità.

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Arrivati ad Uboldo è tempo dei saluti con Leppe, io svolterò a destra per fare rientro a casa via Origgio, lui proseguirà dritto verso Saronno.

Un bel giro, che mi ha  permesso di conoscere meglio la bici che per i prossimi sei mesi sarà la mia più compagna di viaggi. Una bici areo che però ha un retrotreno che quando mi ritrovo a pedalare sul pavè neppure me ne accorgo. Una bici che in discesa sembra viaggiare da sola, incollata al terreno. Un mezzo davvero magnifico. Ne sono assolutamente estasiato.

Alla prossima ragazzi.

 

 

 

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