Frontaliers

Una settimana intera lontano dai pedali, unica eccezione, trenta chilometri sui rulli Lunedì sera, e una piccola sgambata in moutain bike con mio figlio ieri mattina. Con un’astinenza così serviva qualcosa di grosso, qualcosa di importante. Come spesso accade l’assit giusto mi era arrivato in anticipo, Mercoledì dal socio di pedalate Davide, “Se Domenica è bello io parto da Como e vado verso Lugano, ti unisci?”

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Ed eccomi qui, Domenica mattina ore 6.10, sveglia suonata comodamente da dieci minuti, questa volta son saltato giù dal letto, e ora, in giardino ascolto il cinguettare degli uccellini fissando inesorabilmente la mia tazza di caffè. Mi faccio forza e mi vesto, prendo tutto l’occorrente, gellini, barrette, sali, casco, e scarpe, recupero la Mya e la carico comoda in auto. Alle 7.15 spaccate sono a Caronno, sede dell’appuntamento con Davide, io puntuale come un treno svizzero, per l’appunto, due minuti dopo arriva anche lui e possiamo partire per Como.

In strada la Domenica mattina non c’è un’anima viva, solo noi stronzi, che puntiamo una sveglia alle 6, per andare a fare fatica in sella ad una bici, brutta malattia il ciclismo. Arrivati a Como, parcheggiamo le nostre auto e ci prepariamo per il giro, quando, innumerevoli imprecazioni sfondano il silenzio intorno al parcheggio, Davide si è appena accorto di aver dimenitcato il casco a casa. Nel mentre che mi spiega la cosa, altre innumerevoli imprecazioni giungono veloccisime al mio orecchio.

Pronti a partire,ovviamente con il mio collega senza casco, ma con la promessa che se incroceremo un negozio si fermerà ad acquistarlo. La prima parte della strada è la solita discesa da Como fino al lago, paesaggi che ormai conosco perfettamente, unica differenza, transitare da queste strade alle 8 del mattino anzichè alle 10 le fa sembrare ancora più belle. Poche persone ma soprattutto pochissime auto. Superiamo Cernobbio e la piazzetta, oggi la sosta caffè la faremo a Porlezza prima del confine di Stato con la Svizzera.

Conosco Davide da quando avevo 6 anni, è stato il mio primo compagno di banco nel mio primo giorno di scuola della mia vota, con il tempo ci siamo persi, ma la passione per la bici ci ha fatto ritrovare. Lui è uno che pesta bene sui pedali, è un triatleta, al suo attivo due IronMan ultimati e svariate gare completate di triathlon,  pedaliamo insieme da poco meno di un anno e ormai mi bastano 20 chilometri per capire che, anche se con un ginocchio ancora non perfettamente in condizione, oggi ha una buona gamba. Si mette davanti fin dall’inizio a fare andatura, e che viaggiare signori, 35 km/h fissi, un trenino, a cui provo a stare agganciato. Foto 03-06-18, 08 11 22

 

Arriviamo ad Argegno, e mentre passiamo la pasticceria, che è sede della sosta caffe durante i giri in zona, penso che da ora ogni chilometro di strada percorso per me sarà una novità. Non avevo mai superato questo punto, mai in sella ad una bici, mai oltre ad Argeno. La strada sale leggermente, il lago di Como è sempre lì alla mia destra a fare da sfondo, il sole è finalmente salito e i suoi raggi si riflettono sulle acque del lago, il mio amico continua imperterrito con la sua andatura fino a quando incrociamo un negozio di noleggio bici. Sosta obbligata in cerca del casco, il negoziante ci informa che ha solo noleggi, Davide opta comunque di prenderlo per una settimana, anche perchè da Caronno restituirlo in tempi brevi non è logisticamente semplice.

Mentre attraversiamo i paesini è impossibile non notare le splendide ville che sorgono lungo la strada. Alcune sono qualcosa di spettacolare, assomigliano a piccoli castelli che si affacciano direttamente sul lago, hanno giardini impeccabili e finestre grandissime.

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Abbiamo percorso 38 chilometri quando incrociamo con lo sguardo il cartello che annuncia l’inizio del Comune di Menaggio, ci siamo, tra poco ci sarà la prima salita di giornata, uno strappo di circa 3 km con pendenze mai superiori al 7%. Imbocchiamo la strada che comincia a salire, subito un tornante che rende lo strappo pedalabile prima di riprende a salire decisa lungo circa 300 metri di rettilineo. Mi sento bene, la salita me lo fa capire, l’affronto aggredendola, alzandomi sui pedali e lasciando Davide un po’ indietro, mentre salgo mi godo la vista sul lago, avete presente una cartolina, ecco identica. Bella quasi da togliere il fiato, o forse è la fatica della salita a levarmelo, ad ogni modo vi giuro che è davvero splendida la vista che c’è lungo questa strada. Scolliniamo a quota 407 metri e ci buttiamo in picchiata in discesa verso Porlezza passando il piccolissimo lago di Piano.

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Arrivati a Porlezza è tempo di fermarsi e prendere un caffè. Lo facciamo in un bar che dà direttamente sul Lago di Lugano, caffè di pregievole fattura, la sosta con Davide è sempre veloce, lui ha un esofago capace di ingerire un caffe lungo appena servito. Rimontiamo sulle nostre specialissime dirigendoci verso il confine di stato, costeggiando il Lago di Lugano in tutta tranquillità grazie ad una bellissima ciclabile, la strada mi ricorda quella che percorro spesso nelle mie uscite in quel di Zorzino. Manca poco al confine, mentre pedalo penso a questa cosa di attraversarlo in bicicletta, una cosa che tanti amatori avranno già fatto più volte, ma oggi per me è la mia prima volta e lo ammetto un pochino di emozione ce l’ho. Il confine di stato è situato tra i paesi di Albogasio e Grandia e la Dogana Svizzera è posta esattamente sotto una delle tante gallerie che si incontrano negli ultimi 5 chilometri di strade italiane.

Siamo in Svizzera, me ne accorgo dalla qualità della strada ma in particolar modo dal prezzo della benzina. Ciclisticamente parlando, invece mi accorgo di essere in Svizzera perchè, lungo la strada, c’è quasi sempre una corsia riservata ai ciclisti e quelle poche volte che mi affianco a Davide nessuno si permette di suonare. Io il pardiso lo immagino così, strade larghe dove si può tranquillamente coesistere senza insultarsi, e senza che qualcuno si faccia male. Nel frattempo siamo quasi arrivati a Lugano, la strada sale per circa 800 metri senza preavviso, in maniera secca, mi alzo, spingo forte e provo ad andare a riprendere Davide che nel frattempo ha messo il turbo appena la strada è iniziata a salire, una volta scollinato si intravedono alcuni palazzi e un piccolo porto, vicino al porto una fontana d’acqua in mezzo al lago e il casinò di fronte a me. Scendiamo di circa 100 metri lungo una bella discesa e arriviamo a Lugano.

Ecco sull’arrivo a Lugano ci sarebbe da fare un articolo dedicato. Subito dopo il Parco Civico di Villa Ciani ci ritroviamo con il Casinò di Lugano sulla destra e praticamente dentro la strada che porta all’arrivo del Gp di Lugano, che ironia della sorte si corre proprio oggi. Mille metri lungo una strada transennata con già un discreto numero di persone presenti, lo speaker che presenta i corridori e le relative squadre e un pazzo su una bici, vestito con una divisa con delle angurie, un cappellino sotto il casco con l’hastag Fregancazzo, che si alza sui pedali e sprinta a tutta lungo la linea di arrivo. Ora, provate a ricordare come ero vestito nelle foto postate sopra? Signori anche questo fa parte delle emozioni che mi regala la bici, lo ammetto, in quei mille metri mi sono per un attimo sentito un pro, e se non è emozionante questo allora ditemi voi.

Mancano circa una quarantina di chilometri alla fine del giro, il lungo sali e scendi a ridosso dei laghi inzia a farsi sentire nelle gambe. Ci dirigiamo verso Chiasso seguendo la Via Paradiso, il lago è sempre li, a farci compagnia. Poco prima di Mendrisio ricominciamo a salire, è una salita prima molto dolce, poi decisamente più ripida, Davide alleggerisce il rapporto, io gli sto sempre in scia, così per circa sei chilometri, poi si scende verso Chiasso fino alla dogana. Foto 03-06-18, 11 22 58

Entrati di nuovo in Italia c’è l’ultima fatica di giornata, lo strappo della Val Fresca che dal confine con la Svizzerà è più pedalabile rispetto a quando si prende da Cernobbio,ma più lungo quasi cinque chilometri, che a fine giro con quasi 1000 metri di dislivello positivo si fanno decisamente sentire. Non senza fatica supero anche l’ultima salita del giro. Prima di rientrare alle auto ci fermiamo in quel di San Fermo della Battaglia per fare il pieno alle borracce. Discesa da San Fermo a tutta velocità e ci ritroviamo al parcheggio dove questa mattina tutto è cominciato.

Che dire, un gran bel giro, un bel modo di festeggiare la giornata mondiale della bicicletta, dubbi ne avevo pochi, quando esco con Davide il risultato è che ne esce sempre qualcosa di notevole. Prima di congedarmi vorrei suggerirvi di trovare un amico con cui poter condividere una passione, trovatevi amici così. Poi se magari vi fate anche una bici, sono certo che la vostra felicità sarà ripagata.

 

One thought on “Frontaliers

  1. Che spettacolo, faccio spesso questo giro con i miei compagni, hai descritto alcuni punti in maniera perfetta, ma soprattutto mi hai in parte trasmesso le emozioni che provo anche io quando pedalo.

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