Una giornata con gli “Scarsi”

Sabato 27 Giugno

In quel di Zorzino la sveglia suona alle 4.00. Apro gli occhi che neppure mi ricordavo dove mi ero addormentato la sera prima. La sveglia da queste parti non era mai suonata così presto prima d’oggi.

Alle 4.30 sono in sella, spingendo la Renata in salita. Arrivato a Solto Collina affronto i due km di discesa verso Piangaiano. Fa un discreto freschino, il sole ancora non si è visto, tanto da farmi pedalare per i primi km con ancora i lampioni ad illuminare la strada, nonostante questo non mi va di fermarmi per mettere la mantellina, decido di affrontare la discesa senza, nella speranza che il fresco velocizzi la mia sveglia, la mia faccia vi può aiutare a capire quanto io ne abbia bisogno.

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La destinazione della giornata è la Valle Imagna, per la precisione Sant’Omobono Terme, li è fissato l’appuntamento con Bosso, Simone e Marco.

In programma, per loro, un Everesting sulla salita che dalle terme di Sant’Omobono arriva fino al Laghetto del Pertus. Ovviamente non potevo non accettare l’invito ricevuto dai tre “Scarsi”.

Raga, sarò chiaro da subito, il termine Scarsi non è per voler definirli tali, anche perchè non lo sono di certo, ma è semplicemente il nome del gruppo che hanno messo in piedi. Si chiamano “Scarsi Bike Tour”. Ovviamente è un gruppo serio e come tale ha delle divise con tanto di nome e grafica super accattivante, una roba da veri pro.

La sera prima mi ero messo a controllare per bene la strada, e avevo deciso di passare dalla Valle Rossa, risparmiandomi un po’ di chilometri di piattume a favore di una bella salita con tanto di super vista sul Lago di Endine.

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Un silenzio da spavento e un’alba che meriterebbe di essere osservata ad oltranza, impossibile non fermarsi un attimo per ammirare il tutto. Rimonto in sella e spingo la bici lungo gli ultimi chilometri di salita, poi arrivato a Bianzano mi godo la discesa che mi porta fino a Cene.

Il fondo della strada lungo la discesa non è tra i migliori, lungo una curva molto tecnica prendo in pieno una buca e per poco non mi cimento in una caduta da oscar. Una volta arrivato a Cene ho qualche piccolo e comprensibile problema con la strada, per farla breve per poco non mi immetto sulla superstrada che collega Bergamo a Seriate.

Trovata la strada giusta riprendo a pedalare spensierato e  nel frattempo mando un messaggio al Bonza avvisandolo di essere in strada. Sto attraversando tratti di strada mai percorsi prima d’ora e come mi capita spesso questa cosa mi rende felice ed euforico, in fondo il bello della bici per me è proprio questo, andare ad esplorare nuovi territori nuove strade, nuove salite. Una strada attraversata in bici ti darà sempre delle sensazioni diverse se decidi di attraversarla in macchina.

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Arrivo a Bergamo che sono appena le 6.20, decido che è il momento giusto per un caffè e una brioches e una volta gustati posso ripartire direzione Sant’Omobono Terme. Attraverso le strade osservando il panorama che mi circonda con particolare attenzione, ammetto che questo scenario completamente nuovo mi emoziona e anche parecchio, così come mi emozionano le splendide Orobie che mi si presentano di fronte agli occhi, dopo aver superato Bergamo te le ritrovi li di fronte. Belle e maestose. Oggi poi il cielo limpido come poche volte mi è capitato di vedere mi permette di ammirare anche il Resegone.

Una valle davvero bella quella dell’Imagna che passa dalle colline dolci dell’ Almenno alle cime più aspre delle montagne. Luoghi suggestivi ed inaspettati dalle origini antichissime, bellezze artistiche ed architettoniche, luoghi della spiritualità che meritano di essere visitati e conosciuti. Inseriti in un contesto naturalistico che in poco tempo vi consentirà di staccare completamente testa e pensieri. Con me ha funzionato anche prima di conoscere la bici. Mi bastava in passato arrivare a Zorzino e fare un giro a piedi sul Trentapassi per resettare tutto.

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Arrivato nei pressi di Sant’Omobono dopo essermi perso e aver chiamato Bonza tre volte trovo la strada giusta, o meglio penso di averla trovata ma in realtà mi imbatto in una salita che nulla centra con il segmento deciso dai ragazzi per il loro Everesting. Salgo lungo una piccola stradina che porta a Rota d’Imagna, una strada con un asfalto tremendo con picchi del 15/18%.

Quando Simone mi richiama sono già lungo la discesa a chiudere un anello che mi riporti all’inizio delle terme. Beh almeno ho scaldato la gamba.

Ritorno sulla strada principale dopo qualche km fermi ad un posteggio ci sono Bonza, Bosso, Roccia e altri tre ragazzi. Solo parlando con Bonza mi rendo conto di aver fatto una salita che neppure lui che è ciclisticamente nato e cresciuto in queste zone non ha mai fatto.

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Siamo pronti a partire lungo il primo tratto di salita. Il gruppo però dopo poco si allunga. Io riesco a tenere un buon ritmo e salire al passo del Bonza di Simone e di Thomas. Mentre saliamo riesco anche a scambiare un paio di chiacchiere con Simone. E’ un giovanissimo, un po’ come quasi tutti i presenti, eccetto me ovviamente. Roccia e Bonza mi avevano parlato di lui in passato, definendolo senza mezze misure un cavallo di razza. Ora che salgo lungo le rampe della salita che porta fino al laghetto me ne rendo conto anche io. Lungo la strada non mancano come sempre le risate e le battute, e le tonnellate di cazzate.

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Insomma i momenti di ilarità in giornate come queste non devono mai mancare a mio avviso, così dopo qualche chilometro dal nulla mi parte un  Kudoooosss urlato letteralmente a squarciagola. Un volume impressionante che riecheggia per la valle al punto tale da fare spaventare un signore di mezza età che si affaccia alla finestra tutto preoccupato. Anche stamattina l’umore è a palla raga.

Il segmento che hanno scelto per questo Everesting è davvero bello. Una salita tosta ma non certo impossibile. Bonza e Bosso sono di poco oltre la metà invece Roccia è ancora sotto i 5000 avendo iniziato dopo. A metà della salita, complice anche una decisa accelerata di Simone, mi ritrovo affiancato al Bonza. Ne approfitto per pianificare la nostra mattata del 2020, che è ovviamente ancora top secret. Parliamo di qualche dettaglio, e come spesso accade cerco di sciogliere alcuni dubbi che mi attanagliano.

Si continua a salire e sono sorpreso di come stia riuscendo a tenere il passo e la ruota di tre persone nettamente più forti e veloci di me. A dire il vero ne rimango stupito anche ora mentre scrivo.

Salgo bene anche quando la pendenza bruscamente inizia a salire. Sento per un attimo un lieve bruciore di gambe ma è solo momentaneo, dura un attimo poi sparisce. Butto giù un dente, mi alzo sui pedali e vado a riprendere Simone che si era spinto una cinquantina di metri avanti. Di Marco, Bosso e il resto del gruppo non si hanno notizie, abbiamo fatto il vuoto.

Dopo una leggera curva a destra ecco apparire in lontananza le antenne più famose della Lombardia, la mitiche antenne di Valcava. Il segmento scelto per l’Everesting degli “Scarsi” a circa due chilometri dalla cima di Valcava prosegue lungo una piccola e dissestata stradina che porta dopo pochi chilometri al laghetto.

Dopo aver svoltato io, Simone, Bonza e Thomas ci mettiamo a giocare, cercando a turno di staccare gli altri. Lanci e rilanci in piedi sui pedali, Simone scappa, io e Bonza lo riprendiamo, poi scatta Bonza che però si rimette subito seduto sulla sella, forse ricordandosi che deve fare ancora 4 volte la stessa salita. Poi è il mio turno, ma Simone ne ha decisamente più di me e arriva in cima al laghetto per primo, io staccherò Bonza e Thomas.

La vera vittoria, una volta raggiunto il laghetto, se proprio lo volete sapere è stato trovare un magnifico camioncino che vendeva salumi e formaggi tipici della valle. Qui siamo in una delle tante valli bergamasche dove il salame è tipo una religione e il furgoncino in questione ne è chiaramente provvisto. Io e Simone ci schiacciamo un francesino con una generosa quantità di salame dentro. Una bomba assoluta anche grazie al panorama. Insomma ci sono panini al salame che gustati in certi posti hanno un sapore decisamente più buono.

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Quando arriva il resto del gruppo io ho già divorato metà panino. Bosso è quello che ad occhio sembra più provato, ma nonostante questo non perde il sorriso dalla faccia. Roccia invece sembra sempre più grosso. Lo osservo mentre addento ancora un pezzo di panino, è un armadio a quattro ante. Spesso come un muro. Insieme a Marco solo saliti anche alcuni suoi colleghi della Bianchi. In cima ci sono anche un gruppo di amici di Marco, Bosso e Bonza con cui si fermano a scherzare, scambio ancora due parole con Simo e poi prima di affrontare la discesa chiacchiero anche con il buon Roccia.

Prima di scendere però, obbligatoria foto con i tre “Scarsi”

 

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Siamo pronti per scendere. Anzi, siamo pronti per scendere lungo quella lingua di asfalto dissestata e rovinata. Me la prendo comoda anche perché da qualche giorno ho scoperto che i cuscinetti della serie sterzo della mia Renata sono arrivati a fine vita. Seguo a ruota Marco. Osservo disegnare le curve, visto da dietro è meno grosso. Mentre scendiamo incrocio anche Alberto che stava raggiungendo Valcava, ma purtroppo sono lanciatissimo e anche in leggero ritardo sui tempi di rientro e non riesco a fermarmi.

Quando arriviamo nuovamente al parcheggio, prima di salutare e fare rientro verso casa arrivano anche Anthony e altri ragazzi degli “Scarsi”. Prima di salutare e congedarmi obbligatorio un kudos Live.

Riparto direzione casa in solitaria. Arrivato al bivio della Roncola decido di girare a destra e iniziare a salire. Si lo so che sono in ritardo ma la voglia di mettere nelle gambe un po’ di dislivello e la voglia di vedere una nuova salita inedita mi hanno tradito. Alla fine ne percorro solo 3 km scarsi. Giro nuovamente la bici e scendo prendendo la strada di casa, questa volta per davvero.

Decido di tornare lungo la statale della Valcavallina, più piatta e più veloce. Una volta arrivato a Casazza giro a destra e attraverso il lago di Endine dalla sua sponda interna. Una variante che ho scoperto due anni fa e che sempre più spesso faccio per due motivi. Il primo perché il transito di macchine è pressoché nullo se paragonato al passaggio dalla strada che costeggia il lato opposto del lago, il secondo perché qui il panorama è sicuramente più gradevole.

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Sono ormai quasi arrivato a casa, affronto il breve ma sempre tanto bastardo strappo di San Felice e prendo la strada che va verso Piangaiano. Ultima asperità di giornata i 3 chilometri abbondanti fino a Solto Collina poi butto la Renata lungo la discesa e mi fiondo a casa.

Una volta arrivato a casa sotto la doccia penso che oggi era la giornata perfetta per passarla tutto il giorno in sella.

Verso sera ricevo l’aggiornamento dai ragazzi, ce l’hanno fatta, everest conquistato anche sul laghetto.

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