Trecento da gregario di Mr Everesting

Venerdì 3 gennaio

Sono da poco passate le 19.30, sono concentrato sui fornelli intento a sfornare una cena  con i fiocchi per la family, quando squilla il telefono. Solitamente quando sono immerso nella mia vena culinaria non rispondo mai al telefono, ma questa volta il mittente della chiamata è troppo importante per non avere la mia attenzione, così mi pulisco le mani con un canovaccio e rispondo.

“Bella Pippy sono Marco come stai? Senti io domani pomeriggio parto per un Real Assault, vieni insieme a me?”

Signore e Signori, ecco a voi l’essenza della bellezza di Marco Rocca. Il tentativo provato, ma non riuscito a Novembre lo ha segnato, ha bisogno della sua rivincita. Poco meno di un mese dopo è pronto per andarsela a prendere come solo lui sa fare.

Vi giuro che avrei voluto con tutto me stesso rispondergli con un sì deciso e ricco di gioia, ma dopo le uscite della settimana prima per completare il Festive500 non ho il coraggio di dire a casa che sarò via per l’intero weekend.

Una volta riagganciato il telefono, riprendo a spadellare ma il pensiero è tutto alla ricerca di una soluzione che mi permetta in primis di passare del tempo anche con la mia famiglia.  Se solo mi avesse chiamato prima quel cane (in modo affettuoso sia chiaro, io Marco lo adoro)

La mattina seguente trovo la soluzione. Accompagnerò Mr Everesting nella seconda parte del suo Assault.  Una volta ricevuto il benestare dalla capa di casa, mi metto a preparare tutto l’occorrente. Il mio 2020 inizierà con il botto, il mio 2020 inizierà con un bel Assault da 300 km, una sfida che ho già portato a casa in altre due occasioni. Verso sera mi risento con Marco per mettere a punto gli ultimi dettagli, ovviamente mentre lui è ancora in sella, per giunta in solitaria, determinato a chiudere la prima parte del suo assalto.

Vado a letto con un messaggio di Marco dell’una di notte in cui mi avvisa che mi toccherà tirare tutto il tempo.

Domenica 5 Gennaio

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Come da programma alle 7.00 sono davanti casa di Marco, lui è partito alle 5 per mettere in cascina due ore effettive di pedalata. Quando arriva ha la faccia particolarmente provata, ma non perde la voglia di sorridere. Una volta parcheggiata la macchina e scaricata la Renata sono già pronto per partire, avendo pensato bene di vestirmi già a cas.  Insieme a me e Marco ci sarà anche Matteo Bosso un ragazzo che abita poco distante da casa di Roccia e che corre nella stessa squadra.

Sono le 7.08 quando mi aggancio ai pedalini e dò i primi colpi di pedale. Il clima è frizzantino, il ciclocomputer segna -1 grado. All’orizzonte inizia a vedersi l’alba. I primi chilometri sono molto soft in termini di ritmo ma molto hard per quanto concerne le puttanate, e sò che non siete per nulla sorpresi di questo.

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Il massimo livello di ignoranza viene toccato alle 7.29 quando Marco mi fa presente che siamo vicinissimi a casa di Bonz (Simone Bonzanni) grande assente della giornata, suggerendomi con tanto di sorriso maligno… “Andiamo a Svegliarlo”

Marco non fa tempo a finire la frase che faccio partire un “Bonzanni Svegliaaaa” che penso si possa sentire ancora riecheggiare nella valle. Alla fine Roccia mi ha voluto con se per questo genere di cose, per tenerlo attivo anche quando testa e gambe non lo saranno più.

Dimenticavo, mi ha voluto anche per tirare, me lo aveva detto qualche ora prima per messaggio. E secondo voi io posso dissentire da un ordine impartitomi da Mr Everesting? Ovvio che no! In pratica, al chilometro 22 supero Bosso e mi metto davanti a menare, tenendo una velocità che non distrugga le  già stanche gambe del mio capitano oltre che le mie.

L’umore è alto, e come detto in precedenza è un fattore di assoluta importanza per portare a termine una sfida come un Real Assault. Giusto per ricordarlo, le regole del Real Assault sono di chiudere un giro da 24 ore effettive su un totale di 36 ore a disposizione. Per Marco le 36 ore scadranno alle 3 di Lunedì mattina.

La traccia decisa da Marco è quella che gli possa permettere di portare a casa la sfida nel modo più “facile” o quanto meno con meno intoppi possibili. Sul discorso traccia, con il mio amico ci ho anche discusso. Una discussione classica dove lo prendo in giro, il più delle volte insultandolo. Perchè dei due quello con la fissa sulla traccia sono io.

Dopo aver il giorno prima, girovagato per il Lago di Iseo per oltre 12 ore, oggi ha deciso di arrivare sulla sponda bresciana del Lago di Garda per poi tornare verso casa, percorrendo la stessa strada fatta all’andata. Io ci ho provato a spiegargli che un anello era più bello, ma non c’è davvero stato verso.

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Quando arriviamo a Bergamo chiedo a Marco di fare una breve sosta colazione. Siamo vicinissimi a Bike Fellas, un bellissimo locale che oltre a servire colazioni, pranzi e spuntini, svolge anche un eccellente servizio di vendita e riparazione bici. Insomma se non ci siete mai stati andateci, merita davvero. Purtroppo arrivati davanti al locale scopriamo che è chiuso. Siamo partiti troppo preso!

Ci fermiamo poco più avanti in un piccolo ma accogliente bar lungo la strada. Riempio lo stomaco in compagnia di Matteo mentre Marco continua a fare il giro dell’isolato per non perdere ore pedalabili. Avrei voluto mostrarvi la sua faccia quando gli ho proposto di fermarci. Avete presente l’ansia?

Terminata la colazione, il più velocemente possibile, rimontiamo in sella e riprendiamo a spingere in direzione Brescia. Per qualche chilometro c’è Matteo a tirare poi passo nuovamente in testa io sempre attento a tenere una velocità costante. Appena accenno a superare i 30 orari, alle mie spalle sento nominare prima il mio nome e poi quello di Dio seguito da una chiara richiesta di rallentare. Mi rendo conto da queste piccole e banali cose di conoscere ormai a memoria Marco. Mi basta guardarlo in faccia mentre sta pedalando sulla sua bici che è in palla, è determinato a chiudere questa ennesima follia. Cosa più importante, finchè parla, interagisce e dice stronzate allora vuol dire che sta bene.

Vorrei raccontarvi di panorami e viste mozzafiato, ma come in occasione del precedente tentativo dell’assault la strada non offre molto, solo qualche piccolo scorcio di montagne e tanti drittoni che renderebbero felici la Redaschi e Frank.

I primi cento chilometri volano via senza alcun intoppo. Marco nonostante la fatica li ha retti bene. Arrivati a Ponte Zocco, ci incasiniamo con la strada alla ricerca del Lago di Garda. Imbocchiamo la ciclabile che porta verso il lago, scoprendo dopo poche centinaia di metri che la strada non è adatta alle nostre specialissime. La strada è sterrata,  Giriamo le bici e torniamo indietro decidendo di percorrere la provinciale. Dopo meno di un chilometro iniziamo a scendere, arrivando di fatto alle porte di Desenzano. Lungo la discesa possiamo finalmente avere un panorama degno dell’impresa che stiamo tentando.

Le acque azzurre del Lago di Garda si fondono con l’azzurro del cielo, il sole completa l’opera.img_8255

Superiamo Desenzano pedalando lungo la strada che costeggia il lago. E’ quasi l’una, il mio stomaco inzia a reclamare una pausa pranzo come si deve, o almeno la meno randagia possibile.

Decidiamo di fermarci  a San Benedetto di Lugana. Prendiamo posto all’esterno di un bar e ci divoriamo una focaccia farcita. La sosta è breve, dopo meno di mezz’ora siamo nuovamente con le scarpe agganciate ai pedalini pronti per ripartire.

Ripercorriamo il tratto di strada fatto poco prima, ma arrivati alle porte di Sirmione propongo a Marco e Matteo di allungarci verso il centro, per una volta Roccia acconsente senza discutere, primo evidente segno che la stanchezza sta prendendo il sopravvento.

Pedaliamo con le nostre bici fino alle porte del centro storico della città. Scesi dalle nostre amate specialissime è tempo delle foto di rito.

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Siamo a quota 140 km quando ci rimettiamo nuovamente in moto. Fino a qui tutto è andato alla grande. Lasciata Sirmione affrontiamo un breve strappetto, che poi è la strada fatta all’andata in discesa. Nonostante le sei ore di pedalata siamo ancora belli freschi. Ci ricamo sopra una divertente storiella che strappa più di un sorriso a Marco e a Matteo.

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Raggiungiamo le otto ore effettive di pedalata poco dopo Brescia, con il morale sempre ben saldo ma la stanchezza inzia a farsi sentire sopratutto nelle gambe, il sole sta lentamente tramontando. Osservo Marco che pedala affiancato a me, testa bassa, zero parole, capisco che è arrivato il momento in cui il mio capitano ha bisogno di me. Insomma questo è il momento per cui Marco mi ha voluto con lui.

Telefono in mano, inzio con immortalarlo in alcune storie su Ig, provo a distrarlo, provo in qualche modo a non farlo pensare a tutto ciò che ha in testa, alla stanchezza, a quanto manca per chiudere l’ennesima impresa in sella ad un bici. Sembra che funzioni.

I piani però vengono letteralmente sputtantati poco prima di arrivare a Palazzolo, per la precisione a Cologne. Marco inizia dal nulla a imprecare, ha forato. Ci fermiamo e Matteo si accorge di aver avuto la stessa sorte.

La cosa più divertente di tutto è l’agitazione di Marco, come se mancassero pochi minuti allo scadere delle trentasei ore. Rido e nel frattempo gli dico di rilassarsi che siamo allineati con la tabella di marcia.

Il doppio cambio camera d’aria ci porta via quasi mezz’ora. Marco è visibilmente agitato. Superiamo Palazzolo e poco dopo prendiamo la strada che porta verso Seriate. Roccia rimane sempre dietro a tenere la mia ruota. Nonostante la sosta obbligata, Marco è perfettamente in linea con i tempi e, considerato che siamo ormai quasi a Bergamo potremmo fermarci e inziare a festeggiare per la conquista del suo Real Assault. Ovviamente non ho neppure minimamente fatto parola con Marco di questo pensiero, ciò avete presente come si sarebbe agitato?

Arrivati a Bergamo transitiamo dal centro, pedaliamo con la città alta che si erge davanti a noi. Le luci della sera la rendono ancora più affascinante, esattamente quanto la ruota panoramica installata nel centro.

 

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Nove ore abbondanti pedalate con 243 km percorsi e oltre 100 metri di dislivello, manca sempre meno. Il viso di Marco è provato, segnato dalla fatica, ma non smette comunque di ridere, merito del suo essere e anche un po delle mie cazzate. Pedala ancora con un buon ritmo, e continua a smadonnarmi contro appena accenno ad aumentare il passo. “Andrea rallenta” “Pippy hai fretta?”. Queste le frasi più frequenti che mi sento dire.

Me le ripete parecchie volte, lo fa sempre sorridendo, perché in fondo anche lui inizia a realizzare che ha portato a casa un’altra sfida, un’altra vittoria personale.

Ed è una vittoria anche per Bosso, che chiude un giro sopra i 250 km.

Manco io, il mio ciclo computer da povero però mi obbliga a tenere in giro Marco per un’altra ora abbondante. Si perché la potente tecnologia in mio possesso, una volta chiuso il giro e sincronizzato su Strava, puntualmente mi ruba una decina di chilometri. Insomma non sia mai che mi ritrovi a bocce ferme con una traccia da 299 km.

Così girovago in compagnia di Marco tra Calusco e Osio fino a quando il simpatico aggeggiò non segna 325 km. Fino a quando non sono più che sicuro di aver anche io chiuso un altro Meters Matter.

A quel punto guardo Marco e gli dico che si può chiudere qui. Ci dirigiamo nuovamente verso casa di Marco, dove una volta docciato mi godo una calda tazza di the gentilmente offerta dalla madre di Roccia.

Prima di salutarci Marco con un sorriso mi ringrazia per averlo tirato per quasi tutto il tempo, ci congediamo con una foto che è già storia…

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E’ stata una giornata che ricorderò a lungo. Una giornata faticosa ma al tempo stesso divertente e memorabile. Una giornata che mi ha reso come una persona migliora, perchè certe imprese in bici non possono che renderti migliori.

Chiudo il mio terzo Meters Matter in meno di sei mesi, un risultato che mi riempie di orgoglio.

 

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