Tredici ore di acqua e un Real Assault svanito

Premessa.

Molte delle persone che leggeranno questo racconto, come sempre scritto male, si chiederanno svariate volte perchè? Questo genere di pubblico purtroppo non potrà capire totalmente il vero motivo che ci ha spinti a fare quanto sarà descritto nelle prossime righe.

 

In principio doveva essere un Real Assault, una delle magnifiche sfide organizzate dai ragazzi di Assault to freedom, un giro da 24 ore effettive pedalate su 36 ore totali a disposizione. Avevo anche disegnato un giro da paura, partenza da Milano direzione Genova per poi spingerci lungo la costa di ponente fin’oltre il confine con la Francia, pedalando fino al completamento delle 24 ore effettive, all’incirca fino a Marsiglia.

In pratica il Lunedì ci incontriamo per definire i dettagli, il meteo non sembra essere per nulla dalla nostra parte. Prevista acqua in tutto il nord Italia, e la Liguria è messa in ginocchio dai violenti temporali. Decidiamo quindi di tentare la sfida restando nella zona dei laghi, utilizzando casa di Marco come campo base.

Giovedì, due giorni prima della sfida, un nuovo bollettino meteo che assomiglia ad un bollettino di guerra, il che spinge Simone, il meno pazzo del gruppo, o quanto meno il più saggio, a modificare nuovamente il percorso. La prima parte sarà da Carvico fino a Cremona poi si risale verso Brescia per ritornare verso il campo base che resta casa di Marco. La proposta di Simone vinene avvalorata con tanto di carte sinottiche che mostrano la zona effettivamente meno soggetta alle tremende precipitazioni previste per Sabato. Le carte allegate nella discussione su whatsapp mostrano però che la zona di Crema e Cremona sarà sogetta a forti venti.

 

Sabato 23 Novembre

La sveglia squilla alle 5.30, il volume è il più basso possibile, il motivo non sto neppure a dirvelo, ormai siete svegli e intelligenti e certe dinamiche le avete capite.

Monto in macchina dopo aver bevuto il mio immancabile caffè doppio e sopratutto dopo aver fatto un vero trasloco. Oltre alla bici, uno zaino e un trolley. Insomma ragazzi, son giustificato, l’occasione è di quelle che spaccano. Un  real Assault da 24 ore è una occasione speciale, una cosa che non capita tutti i giorni.

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Metto in moto l’auto e mi dirigo verso Calusco. Lungo il viaggio mi fermo ad un Autogrill per soddisfare nuovamente la mia voglia di caffè.

Arrivo  a casa di Marco alle 7.00 spaccate, ovviamente stà già diluviando. L’acqua mi ha tenuto compagnia per tutto il viaggio in auto. All’altezza di Agrate ne veniva giù talmente tanta che per un attimo ho pensato che forse era meglio evitare di mettersi in sella.

Una volta scaricata la bici e i bagagli scambio un paio di battute con Marco, che mi mostra nel fratteppo i due tori che ha in una piccola stalla adiacente al cortile di ingresso. Avete letto bene, Rocca ha due tori.

Nel frattempo Simone è ufficialmente in ritardo, e a sentire Marco è tutto normale.

Al suo arrivo, accolto come la Pasqua, ci prepariamo per la partenza. Mentre ci vestiamo optiamo per proteggere le mani con dei guanti in lattice, identici a quelli che indossano i dentisti. Simone opta anche per coprirsi i piedi con dei sacchetti. Sembra di essere dal salumiere, sembra che ci stiamo mettendo sottovuoto. Una volta vestiti e sistemati ci prepariamo per partire.

Facciamo giusto tempo a farci immortalare dal papà di Marco alla partenza che dal cielo inzia a piovere. Partiamo sotto l’acqua e poco dopo transitiamo sul ponte di ferro di Paderno D’Adda, riaperto pochi giorni prima. Uno spettacolo davvero notevole, che però non ho avuto modo di immortalare. Usciamo dal paese e spingiamo le bici in direzione di Gornate lungo una strada piuttosto trafficata.

Davanti, manco a dirlo, il Bonza, sfruttato a dovere come cavallo da traino. Va detto che la velocità di crociera non è tra le più elevate, 30 km/h secchi e non potete immaginare di quanto sia stata dura tenere Simone con il limitatore su questa velocità.

L’acqua è senza dubbio la grande protagonista dei primi 40 km, in alcuni tratti arriva davvero a secchiate, ma nonostante questo il morale rimane davvero altissimo. L’acqua porta spunti importanti quando si tratta di dire puttanate, se poi vi chiamate Marco Rocca il tutto viene tranquillamente elevato alla potenza.

A Treviglio transitiamo davanti la fabbrica della Bianchi, un momento speciale per Marco e Simone che montano in sella a due specialissime uscite da quella fabbrica che superiamo facendo una serie di manovre al limite per evitare alcune buche lungo la strada.

 

Superata Treviglio la pioggia inizia lentamente a perdere portata, e senza neppure accorgercene ci ritroviamo a pedalare senza che la pioggia disturbi il nostro viaggio. Il tutto viene accolto con grande euforia, anche perchè davanti a noi il cielo sembra ora anche quasi sgombro da nuvole.

Arriviamo a Caravaggio attraversando il lungo viale che porta alla Basilica di Santa Maria del Fonte. Completamente deserto. Solo noi tre con le nostre bici. Le ruote spostano l’acqua caduta sul pavè.

Arrivati di fronte alla Basilica trovo una fontanella dove riempire la borraccia che da vero pirla non avevo riempito alla partenza a casa di Marco. Una volta ripartiti, direzione Crema, la pioggia torna a farci compagni e superata Crema si aggiunge un discreto vento, manco a dirlo, contrario, che rallenta di non poco la nostra corsa.

Il morale rimane alto anche dopo aver superato Crema, Marco butta un occhio al suo ciclocomputer, superate da poco le due ore effettive, e al momento di soste non ne abbiamo fatte. Nonostante l’acqua e il vento non percepisco freddo al corpo, e anche questo è un punto assolutamente positivo.

Continuiamo a pedalare direzione Cremona, il ciglio della strada è una specie di cimitero. Conigli, topi, pantegane, poiane, corvi e altre specie non identificabili, vi evito invece la descrzione sulla qualità della strada.

Arriviamo a Cremona sotto un discreto diluvio. Attraversiamo il centro città fino al museo del violino dove troviamo riparo sotto ad un porticato adiacente ad un bar. Decidiamo di fare la prima sosta. Anche il vento si è nuovamente alzato e ora è anche particolarmente freddo. Prendiamo posto dentro al bar. Ordiniamo caffè e cornetti.

Meno di trenta minuti dopo siamo nuovamente in sella alle bici alla ricerca della strada giusta che ci porti fuori da Cremona.

 

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Prendiamo la strada che porta verso Brescia, passando per Castelverde. Quattro ore abbondanti sono in cascina, la pioggia però non ne vuol sapere di mollare il colpo, anzi se possibile aumenta la sua intensità aggiungendoci anche un vento particolarmente fastidioso, anzi, diciamola giusta, rompe proprio i coglioni.

Superato il fiume Olio il vento, ora spostatosi lateralmente ci crea qualche piccolo problema, specialmente a Simone,  che a causa di una raffica perde il controllo della bici finendo dritto nei campi. Campi che come è noto sono rispetto alla sede stradale più in basso, fortuna che non erano presenti fossati o simili. Il Bonza riesce miracolosamente a rimanere anche in sella alla bici e risalire il campo con solo tanta paura. Passata la paura, io e Marco possiamo divertirci a prendere in giro il povero Bonza, che diventa immediatamente “il contadino…” Come siamo simpatici quando ci impegnamo.

Ci rimettiamo a mulinare, mi metto in testa io ed in un attimo mi rendo conto di quanto siano forti le folate di vento che arrivano. Credo di aver pedalato per più di un’ora tutto storto con il busto per bilanciare il peso ed evitare di fare la fine fatta da Simone poco prima. Nonostante tutto non perdiamo il sorriso, nonostante la fatica, nonostantante vento e pioggia siamo sempre pronti per una battuta, per una risata.

Quando arriviamo a Brescia abbiamo totalizzato 160 km e oltre sei ore effettive di pedalata e solo un’ora di pausa. Siamo zuppi come se fossimo usciti da una lavatrice senza che venisse attivata la centrifuga. Siamo però ancora carichi a molla.

Entriamo in un bar, sono passate le 16, il bar è piuttosto pieno, anche perchè trasmette la diretta di Atalanta Juventus. Quando entriamo nel bar, ci sentiamo decisamente a disagio. Immaginate la scena. Tre ragazzi, bagnati e sporchi fino alla testa, vestiti con tutine attillate che entrano in un locale con un pavimento bianco latte animato dalla presenza di bresciani alle prese con la visione di una gara calcistica. Ok credo di avere reso un minimo l’idea.

Ordiniamo al banco caffè, the caldo e coca-cola. Ora sento per la prima volta freddo. La temperatura è scesa di qualche grado. In bagno cerco di scaldare le mani, un punto del corpo dove notoriamente il Pippy soffre il freddo da morire.

Il the mi scalda poco o niente e una volta usciti dal bar il freddo torna a farsi sentire. Non sento più le dita delle mano sinistra. Prima di ripartire facciamo il punto sulla situazione. Decidiamo di tornare verso casa, passando dal Lago di Iseo. Prima di rimetterci in sella, accendiamo le luci anteriori sulle nostre specialissime.

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Cerchiamo di uscire da Brescia, il primo tentativo non è dei migliori. Dopo qualche km ci rendiamo conto di aver preso la strada che porta verso Gussago. Facciamo inversione e torniamo indietro, imbucando finalmente la strada giusta, quella che ci porterà a Sarnico. Giusta, ma un pelo trafficata, non da auto sia chiaro.

In Via Milano a Brescia incontriamo una festa indiana. Centinaia di persone in strada, molti a piedi nudi. Viene facile immaginare anche qui la scena. Noi tre che cerchiamo di farci largo con le bici e quando decidiamo di transitare dal marciapiede, per evitare il fiume di gente, un signore, che distribuisce banane a tutti i ragazzi che partecipano alla festa, ne allunga una anche a noi.

Riusciamo finalmente a uscire dalla via e possiamo finalmente riprendere a pedalare verso Sarnico e il Lago d’Iseo. Sono passate le 17 il buio inizia a scendere, la pioggia continua a cadere incessantemente e io continuo a non sentire le dita dal freddo.

Pedaliamo senza sosta, cercando di mantenere una velocità costante. Da Brescia fino a Coccaglio è quasi tutto un drittone.

Arrivamo a Sarnico, sul Lago d’Iseo sotto un vero nubifragio. Ne approfittiamo per fermarci. Superato il ponte prendiamo riparo sotto ad un portico. Sono le 18 e il mio rapporto con il freddo e il dolore è diventato complicato. Non ho più sensibilità alle dita della mano, al punto di non riuscire neppure a togliermi i guanti o a slacciarmi la giacca.

Sento la mano sinistra come se fosse paralizzata, fatico anche a piegare le dita della mano. Tutto questo mi manda in panico, al punto di guardare Marco e chiedergli di accorciare la strada e portarmi a casa da lui. Sono stravolto, non ho la forza fisica ma sopratutto mentale per continuare.

Ci prendiamo un paio di minuti, Marco mi tranquillizza, Simone mi distrae con quattro battute e dopo cinque minuti siamo di nuovo in sella  dietro a Simone sulla strada che di fatto ci porterà verso Bergamo e poi verso casa.

Pedaliamo in fila indiana, il più a destra possibile. Il morale sta lentamente spegnendosi, la stanchezza sta facendosi largo, sta conquistando il nostro entusiasmo spegnendolo. Percorriamo tutta la strada finoa Bergamo in silezio. Trenta km muti come dei pesci. Non una parola, una battuta una risata. Siamo stanchi, bagnati e infreddoliti.

Arrivati a Bergamo, Marco proprone una nuova sosta, questa volta “a tema”. Ci fermiamo da Bike Fellas. Ne approfittiamo per prendere un nuovo caffè e fare un salto veloce alla toilette.

Menzione obbligatoria per la toilette. A dire il vero meriterebbe anche un premio per l’originalità. Entrando nel bagno, posizionata di fianco al water, su un mobiletto in legno, c’è una tv con stampata l’immagine più celebre di Dumoulin da associare ad un bagno…

Facile dai…

 

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Il genio ragazzi!

Dopo esserci riposati un minimo, ripartiamo nuovamente direzione Carvico. Pedaliamo sempre sotto l’acqua e una volta arrivati a Ponte san Pietro decidiamo di prendere la strada che porta verso San Pellegrino Terme. Non ci facciamo mancare neppure un pochino di salita. A Villa d’Almè,  sempre rigorosamente sotto l’acqua viene sancita la nostra sconfitta. Marco chiede a Simone, per due volte a distanza di dieci minuti quali erano le previsioni per domani. Per altrettante volte Simone risponde che domani il tempo sarebbe stato identico ad oggi.

Qualche chilometro dopo Marco, affianca me e Simone e con un’aria triste e rassegnata ci dice che domani con questo tempo non sarebbe partito. Io e Simone, nel nostro inconscio probabilmente non desideravamo altro se non una frase come questa. Mentre continuiamo a spingerci verso San Pellegrino, guardando il ciclo computer propongo per tutti un premio di consolazione.

Siamo a quota 266 km con altri 34 chiudiamo un Matter Meters (ovvero un giro da 300 km). Inutile dirvi che la proposta viene accettata con un discreto entusiasmo. Siamo in sella dal oltre 11 ore.

Ripercorriamo la ciclabile della Val Seriana,  arrivando nuovamente fino a Ponte San Pietro. Stravolti pedaliamo per altri 12 km fino al raggiungimento dei 300.

Arrivati a Calusco, di fronte a noi appare come un miraggio una pizzeria. La nostra stanchezza per un attimo sembra sparire. Basta uno sguardo per convincerci che la sosta pizza alle 23 sarebbe perfetta, ma giustamente alle 23 ti pare che in quel di Calusco ci sia una pizzeria disposta a sfamarci. Rimbalzati dalla pizzeria ci dirigiamo a casa di Marco.

Una volta arrivati, posso constatare le mie pessime condizioni fisiche post giro. La situazione è che per slacciarmi giacca e maglia devo chiedere aiuto a Simone. Nei quindici minuti che passo sotto la doccia la mia mano sinistra rimane completamente senza sensibilità.

Sono le 23.50 e abbiamo da poco chiuso un giro iniziato alle 8.27. Abbiamo chiuso un giro da tredici dannate ore. Non siamo stati capaci di portare a casa quanto ci eravamo prefissati e quanto avevamo programmato nelle settimane precedenti. Abbiamo voluto sfidare il meteo. Abbiamo provato a vincere contro noi stessi e contro la pioggia e il vento che non ci hanno mai dato tregua, ma questa volta sono stati più forti loro.

Siamo stati comunque epici. Tredici ore sotto l’acqua che non ci hanno tolto il sorriso neppure nei momenti più difficili.

Prima di chiudere la giornata e metterci in branda a dormire ci regaliamo uno scatto che diventerà storia.

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E’ stata un’avventura magnifica, un viaggio fantastico e grande merito di questo è dei compagni con cui ho avuto il piacere di condividere questa follia.

Se mi chiedete perchè lo faccio la risposta per me è facile, lo faccio perchè mi diverte, e non immaginate quanto.

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