Fratellanza

Domenica 23 Giugno

Ore 4:15 seduto sul divano, già vestito con il completo degli @allblackcc mi bevo il mio immancabile caffè sforzandomi anche di buttare nello stomaco un pezzo di torta e una banana. Il programma del weekend è stato completamente stravolto il venerdì sera, causa maltempo niente lago. Maltempo che mi sono preso in pieno il giorno prima, maltempo che mi ha costretto a stare rinchiuso nel baretto dentro al parco di Monza per tre ore. Fortuna che ero con la compagnia giusta, quella di Carlo e Den. Al ritorno ho attraversato viali con l’acqua fino alle caviglie, Monza sembrava la laguna di Venezia.

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Il tempo invece oggi sembra essere più clemente, l’aria è frizzantina, tant’è che alle 4.40 mentre spingo la bici in direzione Saronno devo ricorrere allo smanicato. La strada che mi porta fino alla rotonda dell’Esselunga ormai la conosco a memoria. Alle 5 spaccate spunta da Via Novara la sagoma di Stefano in sella alla sua “BlackBitch”

“Siamo soli” esordisce così il fratello. Walterino ha avuto un contrattempo, il giro di oggi sarà solo con Ste. Le previsioni della vigilia erano di fare un giro del lago completo, quando partiamo dal punto di ritrovo non chiedo ne dico nulla a Ste, lascio che sia lui a decidere, tanto in quanto a strade potrebbe tranquillamente spiegarla ai cartografi della Garmin.

Ci spingiamo verso Como alternando tratti in cui ce la raccontiamo a tratti in cui ce la scanniamo spingendo quanto basta per portare l’andatura sui 38 fissi. Come di consueto tagliamo da Lomazzo, alle 5.30 il vialone di Via Como oltre ad essere sgombro di auto, e anche senza le donnine che generlamente lo popolano durante le ore notturne.

Alle 6.10 siamo a Como alla ricerca di un bar dove riuscire a fare colazione. Sembra incredibile ma la Domenica in centro a Como i bar aperti sono davvero pochi. Ci rifugiamo in un baretto adiacente la stazione, lo stesso che ci ospitò in occasione del mio Assault da 300 km. Colazione consumata al top con caffè cornetto e succo di frutta. Rimontiamo in sella subito dopo l’immancabile gita al bagno.

Lasciato il bar ci dirigiamo verso Nesso con il lago a fare da sfondo e che lago signori. La pioggia del giorno prima ha reso l’acqua di un colore blu intenso. Lungo il tragitto non mancano come di consueto momenti di totale ignoranza, a dimostrazione che ci basta essere in coppia per fare del gran cinema. Arrivati a Nesso però le cazzate le si mettono da parte almeno nel primo tratto di salita che porta verso la Colma di Sormano. Salita nuova per me, mai fatta prima. Salita che ho trovato di una bellezza unica ma anche particolarmente impegnativa, non tanto per le pendenze ma per la sua irregolarità.

La strada inizia a salire abbastanza decisa con pendenze tra il 6% e il 9%, alleggerisco il rapporto e cerco di tenere lo stesso ritmo di Stefano. La salita resta però meravigliosa, una vista sul lago da lasciare senza parole.

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Al quinto chilometro della salita si incontra la grotta della Madonnina, una specie di segnale divino, da qui per circa deucento metri la strada spiana e da finalmente un po’ di tregua. In questo tratto ci fermiamo per una nuova pausa “svuotamento vescica”

Quando si riparte tocca fare i conti con uno dei tratti più faticosi di tutta l’ascesa, la strada arriva fino al 12% e non molla per quasi 2 km. Fortuna che non mancano, anche in questo caso, momenti di puro divertimento con le solite cazzate che solo noi sappiamo raccontare anche quando la fatica sembra avere il sopravvento. Superato il centro abitato di Zelbio lo sforzo non è certo finito ora tocca ai lunghi rettilinei dove la pendenza non lascia mai il 7% e 8%. A circa 3 km dall’arrivo si entra nella Piana del Tivano, la strada si rimette pianeggiante e in alcuni punti si può anche godere di qualche breve tratto di discesa prima dell’ultimo chilometro e mezzo che mette seriamente a dura prova.

Stefano nel frattempo ha dato una decisa accelerata a cui non ho saputo rispondere staccandomi di circa 400 metri da lui. Affronto l’ultimissimo tratto in piedi sui pedali spingengo duro come se non ci fosse un domani.

 

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Una volta conquistata la cima lo spettacolo è impagabile. La pioggia e il vento di ieri hanno liberato il cielo rendendolo azzurro e limpido tanto da vedere ad occhio nudo i grattacieli di Piazza Tre Torri a Milano, una cosa davvero pazzesca, una cosa senza parole.

Ci fermiamo per le foto di ritiro e per ammirare il panorama conquistato con una salita davvero molto impegnativa.

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Prima di ripartire ed affrontare il tratto di discesa fino ad Asso ci concediamo anche una veloce pausa al bar per un caffè e un dolcino, insomma ce lo siamo pur sempre meritato.

La discesa è molto bella e al tempo stesso particolarmente veloce, tengo la ruota di Stefano che come al solito affronta il tratto di strada con la solita maestria che lo distingue. E’ impressionante stargli dietro mentre scende in discesa, disegna traiettorie assurde, una padronanza della bici davvero non da tutti.

Terminati i primi 10 km di discesa verso Asso affrontiamo la seconda parte di discesa che ci porta fino a Onno dove ricominciamo a salire. Il sole ora è alto in cielo e scalda decisamente oltre il dovuto, maglie slacciate ci apprestiamo ad affrontare la salita che ci porterà fino a San Primo. Il lago ora alla nostra destra continua ad accompagnarci lungo il nostro giro.

Per il mio compagno di uscita quella che porta a San Primo è una salita che scommetto rievocherà bei ricordi. Lungo questa strada Stefano due anni prima ha conquistato il suo primo Everesting. Una bella salita, di fatto una variante del Ghisallo, che permette di saltare il centro abitato di Civenna attraversando una delle valli della Val Sassina, la Valle di Guello. Mentre saliamo la pendenza è costantemente sopra il 7%, e sembra di essere tornati indietro di cinquanta anni. Pochissime case, per la maggior parte vecchie cascine ristrutturate ma cosa più importante pochissime auto. Tredici chilometri su una strada che attaversa panorami spettacolari.

Verso la fine della salita si apre alla mia destra tra gli alberi del bosco uno scorcio di panorama da dove riesco ad ammirare il lago, una cosa da togliere il fiato, esattamente come la salita che sto percorrendo.

 

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Dopo dieci chilometri di pura fatica arriviamo alla fine del Super Ghisallo, ma le asperità mica sono finite qui, per raggiungere San Primo bisogna salire ancora per circa 2 km scarsi. Inutile aggiungere che la strada è sempre sopra il 9/10%.

Arrivati al rifugio ci sganciamo dai pedali e ci godiamo il meritato pranzo nel ristorante presente in cima al piazzale. Mentre consumiamo un panino con la bresaola Stefano mi racconta i momenti più divertenti del suo Everesting, risate a nastro anche mentre mangiamo. Ascolto attento gli aneddoti e i momenti più divertenti del suo viaggio verticale e vedo gli occhi di Ste brillare, ancora oggi, a distanza di due anni quando ne parla non riesce a trattenere l’emozione.

Sarà per questo che ci siamo trovati da subito io e Stefano, molto simili caratterialmente, molte cose in comune oltre a quell’amore smisurato per la bici. Una bella persona, un amico, un fratello, uno che non si è mai tirato indietro quando avevo bisogno. Insomma raga, gente seria mica fatta di sole parole.

Consumato il pranzo rimontiamo in sella e ci apprestiamo ad affrontare il breve tratto in discesa che ci porterà a Magreglio o se preferite dalla Santa Patrona. Ammetto che vedere la chiesetta una volta finita la discesa è strano, oltre che a disorientarmi mi fa quasi specie. Capatina veloce per le classiche foto di rito e poi ripartiamo che sono già le 12.30 e la strada verso casa è ancora lunga.

 

 

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Ripartiamo direzione Erba, ora è tutta discesa, finalmente un po’ di risposo, finalmente un po’ di sana velocità. Lungo la discesa transitiamo dal punto dove lo scorso Ottobre sono rovinosamente caduto, quando lo supero viene spontaneo dedicargli il mio più sincero dito medio, insomma severo ma giusto eh.

Poco prima di Erba ci ritroviamo a ruota due signori sulla cinquantina che ci portiamo a passeggio fino a Monguzzo, fino a quando Stefano non decide che è il momento di salutare e togliere il disturbo. Si alza sui pedali e da una swattata di qulle toste, lo seguo a ruota o almeno ci provo, se non altro riesco a staccarmi di dosso i due signori succhia ruote.

Siamo ormai quasi a fine giro, un giro da ricordare, un giro utilissimo in vista del mio Everesting a cui ormai manca sempre meno.

 

 

 

 

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