Lago e Salite

Venerdì sera, dopo un aperitivo alcolico oltre lo standard, non vi dirò mai quanto ho bevuto, partiamo per il lago. La regola parla chiaro, se bevo non guido, quindi lascio la saretta al volante. Tommy seduto dietro sul seggiolino è già con gli occhi semi chiusi e le braccia verso Morfeo. Io invece credo di essermi addormentato una volta entrati in autostrada e risvegliato quando la macchina era parcheggiata a destinazione.

Il tempo di entrare in casa, sistemare i bagagli e sono a letto. Per il giorno dopo mi ero inizialmente prefissato di raggiungere il Mortirolo. Da Zorzino a Monno ci sono circa poco più di 70 km prevalentemente piatti. Tra andata, scalata al Mortirolo e ritorno servono almeno 7 ore. Quando alle 5.40 la sveglia suona, provo ad alzarmi, ma non ce la faccio. Resto seduto sul ciglio del letto per un po’ prima di alzarmi e dopo aver fatto la classica tappa in bagno ritorno dritto nel letto.

Mi risveglio decisamente più pimpante alle 8:00, ma al tempo stesso un po’ deluso di aver abbandonato l’idea di salire sul Mortirolo, credo sia mancata un po’ di grinta a discapito di un po’ di voglia di dormire un paio d’ore in più.

Bisogna rivedere i programmi, e anche velocemente. Mi cambio al volo e alle 8.40 sono in strada. Spingo la bici in direzione Lovere dove puntualmente trovo il solito traffico disumano. Esco dal centro e proseguo il mio giro intorno al lago. La giornata è magnifica, un sole spettacolare si riflette sulle acque del lago. La prima vera giornata di mezza estate, in strada tantissimi ciclisti uno di questi, mi si incolla alla ruota e dopo circa 5 km mi sorpassa dandomi il cambio. Con questo ritmo arriviamo all’inizio di Iseo quando lui prende la strada verso Palazzolo io invece proseguo verso Sarnico.

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Superato il ponte che collega Paratico a Sarnico mi dirigo verso Villongo, percorro i 2 km di salita fino ad arrivare alla rotonda dove tengo la destra in direzione Adrara San Martino.

Coloro che conoscono le strade del Lago di Iseo hanno probabilmente già capito quale sarà la mia meta, i Colli di San Fermo.

San Fermo è una delle frazioni del comune di Grone, si può arrivare percorrendo la salita dal lato della Val Cavallina o come nel mio caso da Adrara San Rocco, più lunga ma anche meno dura rispetto al versante da Grone.

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La giornata è davvero perfetta, ho addirittura avvertito la prima vera sensazione di caldo della stagione durante uno dei tratti in cui la strada è esposta completamente al sole. Lungo la salita incrocio alcuni ciclisti, la maggior in direzione opposta, osservo i loro visi concentrati sulla discesa.

Arrivato ad Adrara San Martino mi fermo per riempire la borraccia alla fontana vicino la chiesa, con la piacevole sorpresa di incontrare il grandissimo Andrea Capoferri. Dopo aver scambiato due parole veloci riprendo a salire, ora la strada inizia a farsi più ripida, faccio scendere la catena sul pignone del 30 e continuo a pedalare. Mentre spingo sui pedali ripenso alla prima volta che affrontai questa salita. Era il lontano 2016 e come detto più volte in passato, l’Andrea ciclista era nettamente più scarso di oggi, pensate un po’ quanto potevo essere sega allora. Ricordo,  era Agosto e sul lago c’era una vera cappa di caldo, identica a quella che si prova a Milano, quella che tende a rendere il cielo meno azzurro, quella che ti si attacca al collo rendendo il respiro ancora più faticoso, ricordo ancora quel giorno e ricordo la fatica fatta per conquistare la cima a quasi 1300 metri di altitudine.

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Oggi per mia fortuna non c’è questo clima e la salita mi è sembrata meno faticosa di tre anni prima. Affronto i tornanti con buon ritmo senza mai andare in crisi. La bella giornata di sole rende il paesaggio ancora più suggestivo. Nei campi che mi si aprono di fronte oggi sono popolati da macchine agricole, oggi è giornata di balle di fieno. La strada per giunta è poco trafficata.

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Arrivato in cima decido di salire per altri 2 km e raggiungere il piazzale “Virgo Fidelis” intitolato così alla vergine protettrice dell’Arma dei Carabinieri. In cima è situato un piccolo laghetto che in passato veniva utilizzato dai contadini per abbeverare gli animali, oggi invece è destinato alla pesca sportiva nei mesi estivi. Qui in cima nel lontano 1983 ci arrivò anche una tappa del Giro.

Dopo aver conquistato anche il piazzale mi sgancio dai pedali e mi godo il panorama e una barretta. L’unico suono che le mie orecchie avvertono è quello dei grilli nei campi di fronte a me. Gustato il mio lauto premio culinario mi rimetto in sella per affrontare la discesa che come detto prima mi porterà a Grone in piena Val Cavallina. Discesa che come accaduto la settimana prima mi fa sentire per certi versi la mancanza della Peppa e dei suoi meravigliosi freni a disco. La discesa è in alcuni punti molto tecnica con tornanti decisamente a gomito, per giunta il fondo stradale non è tra i migliori. Nei tratti all’ombra avverto quella piacevole sensazione di fresco, con tanto di leggero brivido ad attraversare la schiena. Arrivato a Grone procedo verso casa. Ora la strada e pressochè piatta fatta eccezione per qualche breve tratto in salita che affronto solo una volta raggiunta la sponda del lago di Endine. Da qualche anno ho optato per costeggiarlo dal lato di Monasterolo godendo di un minor passaggio di auto. Tra le altre cose poco prima della chiesa dentro ad un piccolo parco di fronte al lago c’è una sorgente di acqua che nei mesi estivi è una goduria pazzesca. Esce acqua a getto continuo che definire fresca è uno scherzo. Arrivato a Valmaggiore affronto il breve strappo fino a ritornare sulla statale del Tonale, ma solo per meno di mille metri. Al bivio prendo per Solto Collina e in breve tempo sono di nuovo in piedi sui pedali per affrontare l’ultima salita di giornata quella che mi porterà in paese e poi a casa.

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A casa una volta scaricato il giro su Strava scopro di aver migliorato il segmento della salita di quasi 20 minuti rispetto al 2016, insomma mi son sentito quasi forte.

 

Domenica 9 Giugno

Questa volta riesco a rispettare la sveglia, alle 6.30 sono vestito con lo stilosissimo completo degli “All Black”  in sella alla Mya pronto per una nuova salita, questa volta inedita. Prima però ne approfitto per fare colazione a Lovere. Caffè e brioches, con vista lago che non fa mai male. Oggi la giornata è decisamente meno bella. Il sole è coperto dalle nuvole e quasi minaccia anche pioggia.

Terminata la mia colazione rimonto in sella e affronto la breve salita di Via Nazionale che mi porta alla rotonda per Clusone. Questa mattina ho deciso di percorrere la salita di Bossico, un piccolo paesino di 900 anime che domina la Val Borlezza, l’alta Val Cavallina e il Lago di Iseo. Il bello di questo paesino è sicuramente la posizione e l’invidiabile panorama una volta raggiunta la cima.

Superata la rotonda procedo a pedalare lungo la strada leggermente in salita per poco più di 4 Km. Superato un ponte spingo la bici lungo la strada che si apre alla mia destra, la mia salita comincia ora.

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La prima parte è piuttosto pedalabile, le gambe sembrano rispondere bene nonostante i 2200 metri di dislivello fatti il giorno prima, la strada divide le case alla mia sinistra da un fitto bosco che almeno per il momento mi nasconde la vista del lago. Supero due tornanti in cui la pendenza non scende sotto al 8% e continuo a salire. Lungo la strada poche auto e almeno per ora nessun ciclista lungo la salita, sarà che sono appena le 7.30.

Ad un certo punto prima di nuovo tornante posso finalmente ammirare di fronte a me la bellezza del lago da un’angolazione del tutto nuova. Continuo a salire sempre affrontando pendenze non proibitive e sempre lungo una strada completamente deserta. Ora il lago è davanti ai miei occhi e ammirarlo da qui, in sella alla Mya ha un sapore completamente diverso.

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Intorno a me solo silenzio, difficile spiegarvi cosa provo, ancora più complicato riuscire a spiegarvi lo spettacolo.

Affronto l’ultimo chilometro che mi separa dal cartello che mi avvisa di essere arrivato a Bossico.

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Mica è finita la strada, mi allungo spingendo la bici su un tratto di strada che passa al 10% alla mia destra rimane la splendida vista del lago, fino all’arrivo nella piazzetta della chiesa.

Parcheggiato un camioncino che vende frutta e verdura, che immagino siano di ottima qualità vedendo i clienti in fila in attesa del loro turno per l’acquisto. Metto nello stomaco una barretta e riprendo lungo una strada che attraversa un piccolo boschetto, a pendenza ora si è assestata tra il 7% e l’8% mi alzo sui pedali per dare un po di ritmo e superata una piccola curva trovo un signore a passeggio con due cani, nonsotante il sole sia sempre nascosto dietro le nuvole la giornata è comunque piacevole.

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Spingo la bici fino al punto in cui la strada asfaltata finisce. Con un po di coraggio e magari con una bici gravel avrei proseguito lungo la strada sterrata che si apre di fronte me finendo in mezzo ad un fitto bosco di pini. Ammiro ancora per l’ultima volta ciò che c’è intorno a me, respito a pieni polmoni quel profumo di aria fresca e mi riaggancio per afffrontare la discesa non troppo tecnica e comunque con un discreto fondo, una volta tornato in piazza ne approfitto per riempire la borraccia e ripartire per fare rientro a casa.

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Mentre procedo lungo la discesa ripenso alla salita e rimango positivamente impressionato, una salita che sarà utile per i prossimi allenamenti, davvero piacevole e con una gran vista sul “mio” lago.

 

 

Prima di rientrare definitivamente a casa, arrivato a Lovere, mi concedo un piccolo premio, seduto su un tavolino ammirando il lago, alla vostra raga!

 

 

 

 

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