Pedalando in Riviera

Giovedì 28 Marzo 2019

Sono da poco passate le 22.30, ho appena depositato nelle mani del ragazzo alla reception dell’hotel la Peppa, con la richiesta di tenerla come se fosse sua figlia. Purtroppo però l’inizio non è dei migliori, già perchè nel cercare di infilare la bici nell’ufficio la fa sbattere per due volte contro il banco della reception, il tutto davanti ai miei occhi già lacrimanti.  Il tempo di uscire per recuperare lo zaino in auto e alle mie spalle sento un fischiettio. E’ lui o non è lui? Me lo sono chiesto prima di salutarlo, in fondo io dal vivo non lo avevo mai visto. Eccolo lì Roberto, per gli instagrammers “@Robertobrunobr1” come promesso, appena uscito da lavoro mi ha raggiunto in albergo per andare a bere una cosa al volo, magari anche mangiare visto che non ho ancora cenato.

La mi presenza in terra ligure è per fare un bella pedalata domani mattina con Roby e altri ragazzi del gruppo “Quicksex”. Già i ragazzi in questione hanno pensato bene di creare un profilo Instagram che ironizza su sesso e ciclismo, postando foto con meme dalla risata assicurata. Una volta posati in stanza i miei bagagli io e Roby andiamo in un locale situato qualche centinaio di metri dopo il mio albergo. Locale dove oltre a bere una ottima IPA decido di consumare la mia personalissima cena con un hamburger urlo.

Mentre siamo al tavolo Roberto mi racconta di essere intollerante al frumento, il che lo obbliga a dover bere delle terribili birre per ciliaci dal sapore completamente diverso da una classica birra, insomma una cosa brutta e triste. Durante la nostra piacevolissima chiaccherata scopro che è stato per molti anni un pilota di moto. Prima di avvicinarsi alla bici Roberto aveva nel cuore sempre due ruote ma con un motore. Ci raccontiamo le nostre avventure in bici tra un sorso di birra e un morso di hamburger; persona davvero spettacolare Roberto, un ragazzo alla mano, senza troppi fronzoli e senza troppe facciate, uno con cui il divertimento e le risate sono assicurate. Ci salutiamo che sono le 23.30 passate dandoci appuntamento per la mattina seguente alle 8.30 davanti al mio albergo, con lui ci saranno anche Davo e Valter.

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Salutato Roberto, decido, prima di rientrare in stanza, di fare due passi sul lungo mare di Arenzano. Mentre cammino, osservando le onde che si infrangono sulla prima fila di scogli alla mia destra, mi domando a come sarebbe vivere in una città di mare. Per uno come me nato e cresciuto a Milano, che il mare è abituato a vederlo al massimo un mese all’anno è una sensazione strana, quasi difficile anche solo da immaginare. Oltre il molo c’è un campetto da basket affacciato sul mare che ospita alcuni ragazzini che nonostante l’orario, sono ancora in campo per un sana partitella. Torno verso l’hotel e appena tocco il letto Morfeo è già pronto ad abbracciarmi in un magnifico e pronfondo sonno.

 

Venerdì 29 Marzo 2019.

Il risveglio, mi viene dato, prima ancora che dal telefono, dal sole che penetra dalla finestra della mia stanza. Una volta alzato scopro la vera essenza del buongiorno, è sufficiente mettere piede nel piccolo terrazzino della stanza e godere del panorama, dei colori, dei suoni che offre la vista.

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Ma che belle sono le stanze con vista mare? Da pazzi. Sono le sette del mattino e c’è già un bel sole e purtroppo anche un discreto vento. La sera prima Roberto mi aveva messo in guardia sul vento, informandomi che qui è una costante e che si impara a conviverci anche nelle giornate in cui soffia più forte del solito. Dopo essere stato in adorazione sul terrazzino per un buon dieci minuti, mi vesto e vado a fare colazione. Espresso e una fetta di torta, fin troppo per i miei standar.

Ritornato in stanza, dopo aver preparato lo zaino e averlo caricato in auto mi sono vestito e alle 7.45 ho ripreso possesso della bici. Povera Peppa, ha passato la notte nel locale lavanderia dell’Hotel. Appoggiata ad una balaustra in ferro. Il ragazzo prima di appoggiarcela gli ha posato due asciugamani lungo il tubo orizzontale del telaio, per evitare di segnarla, insomma diciamo che si è riscattato bene dopo la brutta scena a cui ho dovuto assistere la sera prima.

Sono in anticipo di mezz’ora. Strano eh! Decido di sfruttare il tempo per fare una breve pedalata lungo Corso Matteotti. Il vento si fa sentire, per fortuna che in alto nel cielo splende un discreto sole. Dopo tre chilometri scarsi per paura di allungarmi troppo decido di girare la bici e tornare verso l’hotel, dove ho appuntamento con il resto del gruppo. Gruppo che arriva puntuale alle 8.30 tirato da Roberto, dietro di lui Davo e Valter.

Davo (Ig @Davofeni) è un ragazzo di trent’anni che in bici ci va da quando è nato e con la bici da ragazzino ci faceva anche delle grandi gare. Dopo averlo salutato e guardato da testa a piedi mi rendo conto del motivo per cui da tutti gli amici viene chiamato fenicottero. Praticamente il 70% del suo corpo è fatto di gambe, lunghe, lunghissime. Altra cosa che mi salta all’occhio è la magrezza del ragazzo, un chiodo praticamente (beato lui eh!)

Valter (Ig @valterchigino) è un ragazzo di diciannove anni, cazzo come sono vecchio. Ciclista dilettante che a detta di Roberto può ambire davvero a fare il grande salto tra qualche anno. Lui ha una gamba che sembra modificata con photoshop. Nel guardarla spero con tutto me stesso che non si decida di metterlo davanti a fare andatura, perchè in tal caso sono rovinato.

Partiamo lasciando Arenzano percorrendo la statale Aurelia, a fare strada davanti a tutti Davo dietro di lui Valter che sembra già scalpitare, io pedalo agile affiancato a Roberto che nel frattempo cerca di spiegarmi il giro che andremo a fare. Dopo circa 8 km, superato il parco di Villa Pallavicini, si comincia già a salire guadagnando subito quota. Valter e Roberto salgono con un gran ritmo. Dopo una leggera curva a sinistra si apre davanti a me la vista del mare. Vista che mi fa avere il primo picco di emozione della gioranta. L’ultima volta che ho visto il mare in sella ad una bici era Agosto ed ero in Sicilia.. che dire è sempre tanta roba, sempre. Per certi versi mi dà tranquillità, è una sensazione di pace che fatico a spiegare. La vista del mare scalda il cuore, diceva sempre marchino e in effetti ne ho nuovamente la riprova di quanto avesse ragione.

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Finalmente la strada inzia a scendere, do un colpo al cambio facendo salire la catena sul 52 e inizio a spingere il rapporto. L’aria in faccia e il mare davanti ai miei occhi, che bella sensazione, che bei posti. Al termine della discesa siamo praticamente a Cogoleto continuiamo a pedalare lungo la statale Aurelia, il mare è sempre li alla mia sinistra, davanti a me ora c’è Davo che ha appena sfidato il giovane dilettante del gruppo. Il primo è partito a cannone, Valter gli è andato subito dietro a ruota, Roby a seguire, e io? No raga, non scherziamo. Io continuo a pedalare al mio ritmo, ste cose le lascio fare a quelli giovani e sopratutto forti che se mi metto a fare le volate anche io mi perdo il panorama, mi perdo il bello del giro. Una volta ricompattato con il resto dei ragazzi espongo la mia più classica richiesta, ovvero quando sarà possibile assaporare un caffè, possibilmente seduti ai tavolini vista mare. La risposta, mio malgrado, non è di quelle che speravo. Insomma per il caffè manca ancora un po’.

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Tra una volata e un paio di battute abbiamo raggiunto Varazze e ci apprestiamo a salire nuovamente. All’altezza della Marina di Varazze prendiamo la strada che da destra sale fino a Castagnabuona. E’ una salita che Davo e Roberto fanno spesso, lunga circa 3 chilometri. Il primo chilometro è tranquillo, salvo poi aumentare decisamente la pendenza, così alleggerisco il rapporto e rimango dietro la ruota di Davo, non senza fatica. Il fenicottero, l’uomo dalle gambe più lunghe del mondo, dall’alto dei suoi 59 kg si alza sui pedali e a suon di pedalate mi stacca di 100 metri. Che pro lui e che sega io, ma questo già lo si sapeva. Una bella salita che una volta raggiunta la piazzetta, regala un panorama da cartolina.

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Ci sganciamo dai pedalini per rifiatare, anche se credo che i ragazzi lo abbiano fatto solo per me, oltre che per mostrarmi la vista dalla piazza che si estende dopo la chiesetta. Mentre Roberto e Valter buttano nello stomaco un gellino, squilla il telefono di Davo. Senza pensarci due volte, prendo il telefono dalle sue mani e mi metto a conversare con la madre, il tutto immortalato da Roberto con una foto che può tranquillamente ambire a restare negli annali. Eccovi servito il picco massimo di ignoranza dell’intera giornata o forse no.

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Dopo il divertente siparietto siamo pronti a ripartire, scenderemo dalla stessa strada che ci ha visti salire per poi proseguire in direzione Celle Ligure. La discesa purtroppo non riesco a godermela come avrei voluto, colpa di alcune grate lungo la strada le cui feritoie sono state posizionate in verticale con il rischio di farci scivolare le ruote della bici. Ecco questo è il genere di cose che da sempre mi mette un’ansia incredibile, così per paura di cadere ad ogni passaggio con la bici freno quasi a fermarmi, osservando il resto del gruppo allontanarsi sempre di più. Per riprenderli mi lancio in una volatona che mi permette di raggiungerli e superarli.

E’ giunto il momento del caffè (cazzo era ora) lo prendiamo in un bellissimo bar a Celle Ligure, per raggiungerlo rischiamo anche la multa dal vigile transitando nella zona del mercato in sella alle nostre bici.

Caffè e una buonissima fetta di crostata, mentre Valter prova in ogni modo a fare incazzare Roberto, spruzzandogli l’acqua tra faccia e gambe.Tornati in sella torniamo verso Arenzano percorrendo la strada che costeggia il mare, il vento si è alzato e in alcuni punti soffia dritto in faccia.

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Se abbasso gli occhi il panorama che mi si presenta è quello che vedete nella foto sopra. Che bello pedalare al mare, che bello pedalare con questi ragazzi che letteralmente mi spaccano dalle risate.

Dopo aver passato una galleria siamo di nuovo ad Arenzano, decido così di allungarmi di qualche chilometro, fino a Voltri accompagnando verso casa i miei compagni di uscita. Per arrivarci attraversiamo un breve tratto ciclabile a strapiombo sul mare, a strapiombo su quell’acqua che sento infrangersi contro gli scogli. La strada è un susseguirsi di sali e scendi. Alcuni sono strappetti davvero tosti anche per colpa del vento che ci continua a soffiare contro, per fortuna che su uno di questi c’è Valterino che mi posa una mano sulla schiena e mi dà una bella spinta.

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Prima di salutare i ragazzi chiedo loro dove posso pranzare, magari con una bella focaccia, considerato il posto dove mi trovo. Roby mi dice di seguirlo, lungo la strada saluto Valter e Davo, duecento metri dopo siamo davanti alla miglior focacceria di Genova, questo a detta del mio amico. Esco con due tranci dalle discrete e oneste dimensioni. Uno con il pesto e l’altra… l’altra non ho capito come cazzo era, però era buona. Dopo aver salutato Roby mi acomodo su una panchina sul lungo mare e mi gusto quello che sarà il mio pranzo odierno. Bici, mare focaccia e coca-cola, beh, ho avuto pause pranzo peggiori.

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Finito il mio spuntino rimonto in sella e in solitaria ripercorro quei sette chilometri di strada che mi separano dal parcheggio dove ho lasciato la macchina questa mattina. La mia giornata a pedalare in Riviera non è ancora finita. Il tempo di caricare la bici in auto e sono di nuovo in autostrada, direzione Sanremo.

Voglio arrivare nella città dei fiori per percorrere almeno una parte della meravigliosa ciclabile, quella dove quattro anni fa partì il Giro d’Italia. Il prologo fu proprio con una cronometro di squadra lungo la ciclabile che, non senza qualche piccola difficoltà, per  via del traffico e della mia pessima capacità di guida in città che non conosco, riesco finalmente a trovare. Parcheggio la macchina, scarico la bici e mi rimetto ai piedi le mie scarpe giallo fluo, casco e si parte. Mi allungo verso il pirmo ingresso situato di fronte ad una struttura alberghiera da fare invidia a Los Angeles.  E’ l’una passata, decido di concedermi circa un’oretta e mezza.

 

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Parto in sella alla Peppa e inizio a spingere sui pedali. Il vento sembra aver concesso una tregua o forse, più probabilmente in questo tratto di strada non soffià semplicemente perchè più riparato. La ciclabile è un vero spettacolo. Sorge lungo la vecchia ferrovia, pedalando in direzione di Imperia ho il mare alla mia destra. L’intero tratto ciclabile va da Ospedaletti fino a Diano Marina, per un totale di 24 km. Lungo il percorso si attraversano alcune gallerie perfettamente illuminate. Le persone che incontro lungo la strada, sia a piedi che in bici viaggiano occupando la corsia a loro dedicata. Non sò a voi raga, ma a me mai era capitata una cosa simile. Fino ad oggi ho sempre assistito alla totale anarchia lungo le ciclabili. Qui invece è tutto perfetto, incluso il manto stradale privo di buche o dissestamenti. Lungo la ciclabile si incontrano anche dei simpatici locali dove in alcuni casi è anche possibile noleggiare una bicicletta con casco e accessori.

Dopo circa 15 chilometri decido di concedermi una pausa birra. Mi fermo in un locale che ha una parte esterna servita con tavoli e sdraio.  Mi accomodo in uno dei posti all’esterno e mi godo birra e vista, profumi e sapori. Sono estasiato, divertito e fottutamente felice.

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Si sta divinamente bene, la temperatura secondo il mio ciclocomputer supera i 19°C, una giornata perfetta per pedalare, diciamo che non poteva andarmi meglio di così con il meteo. Si sta talmente bene che mi dimentico di aver ancora un po’ di strada da fare in bici, e ancora di più da farne in auto per tornare a casa questa sera, così rimonto in sella e riprnedo a pedalare in direzione Santo Stefano a Mare. Poco avanti a me un altro ciclista, una volta raggiunto mi metto dietro la sua ruota e mi lascio tirare per un po’ mentre con lo sguardo mi godo ancora una volta la bellezza del mare e della costa ligure che si allunga fino a perdersi all’orizzonte.

Attraversata un’altra galleria decido di fermarmi e girare la bici per tornare verso l’auto. E’ stata una decisione davvero difficile da prendere, avrei voluto percorrere tutta la ciclabile fino a Diano Marina, ma il tempo si sà è spesso tiranno e a casa ci sono la saretta e Tommy che mi aspettano per cena. Ripercorro così la strada nel senso contrario rispetto a quanto fatto poco prima. Cerco di osservare con la massima attenzione il panorama intorno a me, perchè sò che prima di rivedere il mare passeranno almeno altri due mesi. Supero il baretto dove mi ero fermato a gustarmi la birra e poco dopo sono di nuovo a Sanremo.

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Una volta superata la vecchia stazione svolto a destra al semaforo successivo e percorro circa due chilometri di strada. Sono in salita con il vento contrario, te guarda se devo chiudere il giro in questo modo. Arrivato alla macchina, mi cambio, carico la Peppa e sono pronto a tornare verso casa.

E’ stata una giornata pazzesca, divertente con ottimi compagni. E’ stata una giornata fatta di risate e un po’ di fatica, una giornata ricca di ignoranza come ovvio che fosse. Ancora una volta ho avuto la fortuna di conoscere delle bellissime persone che mi hanno fatto sentire a casa, Ah, propongo di rivedere anche il detto secondo cui i genovesi sono tirchi, i miei compagni di uscita mi hanno offerto fin dal giovedì sera cene pranzi e colazioni, altro che chiacchere.

Per ultimo, e poi davvero vi libero da questo strazio di racconto, consiglio calorosamente a tutti di provare a fare una pedalata lungo la ciclabile del ponente ligure, la consiglio sopratutto se avete bambini perchè sono sicuro che si divertiranno da matti.

Ho finito, non vi tedio più…

Mappa-Ciclabile-MAG2018fonte: https://www.pistaciclabile.com/

 

One Reply to “Pedalando in Riviera”

  1. Folkstudio. Birra e panini migliori di arenzano. Svegliarsi al mare è beh, ma che te lo dico a fare? È un’altra storia. Le albe che partono dalla Superba e tingono di arancione il mare, l’acqua densa del mattino, l’odore dei fiori. È una città diversa. È un buco spazio temporale che si dissolve dopo poco appena la inzuppiamo di caos e fretta e cose da fare e posti da arrivare. Grazie del tuo giro sulle “mie” strade.

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