Argegno Excellent

Domenica 24 Marzo

 

E’ una domenica mattina con il sole che splende, sono le 6.43 e io sono già in piedi davanti alla macchinetta del caffe, sono stato talmente veloce da anticipare anche la sveglia, quasi da non credere.

Il gran varietà ciclistico di oggi prevede un giro fino ad Argegno, ma oggi il posto sarà solo un dettaglio, ciò che conta per davvero oggi sarà la compagnia con cui avrò il piacere di fare questo giro.

Il primo con cui mi incontro è Stefano. Per raccontarvi Stefano visto dai miei occhi non basterebbe una giornata. Stefano, (@stefanoellea per gli instagramers) è ciò che io definisco un “cavallo di razza” uno per capirci che la gamba ce l’ha e fa pure paura. Oltre a questo il ragazzo ha anche una discreta forza di volontà, è uno di quelli che alle parole preferisce i fatti, uno che si frattura il bacino e dopo ventotto giorni è di nuovo in sella e chiude un giro da 105 km. Si avete letto bene, ventotto giorni dopo aver fratturato il bacino.

Appuntamento fissato per le 8.30 alla rotonda della Novartis, io che come solito faccio un gran casino con gli orari e arrivo alle 8.00, si sono un caso disperato, lo sò. Arrivato Ste si parte alla ricerca di un bar per una colazione con tutta calma. Mentre a colpi di pedale ci dirigiamo verso Saronno, Stefano mi ragguaglia sul suo stato fisico dopo l’incidente capitatogli a Febbraio. Dice di stare bene, di non aver dolore a stare in sella. Una bella notizia. Capisco cosa ha provato a non pedalare per un mese, ci sono passato anche io e non lo auguro a nessuno. Nel frattempo siamo arrivati davanti al bar, peccato solo che sia chiuso, fortuna che il mio compagno di viaggio aveva già un piano B e tempo cinque minuti arriviamo in un altro bar a gustarci caffe e cornetto.

Consumata la colazione rimontiamo nuovamente in sella per andare verso la rotonda della Decathlon di Saranno, punto di ritrovo prefissato con Deborah e suo padre Alberto. Ci avete mai fatto caso di come le rotonde siano spesso punto di ritrovo di noi amatori??

Mentre attendiamo Deborah e Alberto ho modo di scambiare un paio di chiacchiere con Stefano con tutta calma, mentre mi racconta un po’ di “follie” a pedali mi rendo conto della sua genuinità, del suo profondo amore per quell’attrezzo a pedali che ha la capacità di unire persone in maniera unica e sincera. Che bello conoscere persone come Stefano. Che bello poter fare una ride con lui. L’attesa si fa lunga e il mio amico inizia a fremere, lo vedo che monta in sella e fa un giretto intorno al parcheggio, salendo sui prati e saltando sui marciapiedi è il segnale che non lo si può più tenere, il cavallo ha bisogno di tornare a correre lungo la strada, un mese fermo per uno come lui è equiparabile a mettere in gabbia un animale abituato a scorrazzare nella natura.

Per fortuna poco dopo arrivano Debora e Alberto, siamo così pronti a partire. Deborah (@Deborahfashionsport profilo IG) è una mamma triatleta la cui forma fisica farebbe invidia anche a una professionista. Il suo babbo Alberto invece è un’altro pedalatore seriale, quelli che sarebbero capaci di macinare strada per almeno dodici ore. Menzione obbligatoria alla bici di Alberto, da primo premio alla voce bike porn.

Mentre da Saronno ci dirigiamo verso Rovellasca, con il sottoscritto a fare strada, sento una leggera brezza battermi sul viso, è quasi piacevole, dal fondo sento fischiettare, mi giro e vedo Stefano dietro di me con una faccia che è l’impersonificazione della felicità.  Stamattina mi sento bene. Stamattina sento che la gamba risponde bene, che poi la mia concezione di “risponde bene” è molto discutibile però sorvoliamo dai. La giornata anche oggi sembra essere perfetta, il fresco del mattino inzia a lasciare spazio ai primi raggi di sole che scaldono, siamo a Marzo e tutti e quattro abbiamo già i bib corti, sta arrivando la stagione dei grandi giri, la stagione che conta.

Arrivati a Lomazzo dal fondo del gruppetto sento i lamenti di Stefano, mi si affianca e mi mostra il Garmin, 184 battiti e ancora dobbiamo fare il primo strappetto. Ecco cosa succede al cuore di una persona abituata a fare sport dopo essere rimasto fermo per un mese. Dietro di me, Alberto e Deborah che pedalano con tranquillità, rallento leggermente lasciandoli andare davanti affincando Stefano.

La ragazza del gruppo se la pedalata decisamente bene, si vede che è allenata, discorso identico per papà Alberto, che va detto, dimostra almeno cinque anni meno di quelli che recita la sua carta di identità. Appena ci accingiamo ad affrontare il primo strappo di giornata, quello che da Bregnano porta a Bulgorello, Alberto salta in piedi sui pedali e all’urlo “Scateniamo l’inferno!!” parte a menare lungo la salita. Provo a stargli al passo e con me anche Deborah, Stefano rimane un po’ staccato per colpa dei battiti del suo cuore che ancora deve riprendere il ritmo giusto. Poco prima della fine dello strappo rallentiamo. Nonostante la fatica Stefano non perder il sorriso, non perde quella faccia felice come un bambino quando gli dicono che oggi andrà al luna park., in fondo, perchè mai dovrebbe, perchè proprio oggi che è tornato in sella.

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Superiamo Fino Mornasco e a seguire lo strappo di Grandate fino ad arrivare alla discesa della Napoleona che ormai conoscete bene anche voi. Lungo la discesa prendo subito velocità prima di essere superato da Alberto. Che dire, l’avro fatta chissà quante volte ma rimane sempre emozionante sentire l’aria che ti colpisce in faccia.

Arrivati a Como prendiamo la strada per Cernobbio, che scende leggermente e si apre al meraviglioso panorama del lago. Ora inizia il bello, ora inizia la strada che piace a me, quella strada che non può non farti emozionare, con i suoi sali scendi, le sue curve e quel lago sullo sfondo che rende insieme al vento in faccia tutto un po’ magico. Peccato solo che oggi per le strade c’è un discreto casino sia di persone che di auto. In un paio di occasioni ci tocca fare le gincane per superare una vera colonna di macchine ferme per il traffico. Superato Cernobbio, decidiamo di prendere per la strada che corre alta permettendoti di guardare il lago da una prospettiva diversa. Continuiamo a pedalare compatti verso Argegno, con Deborah ed Alberto a tirare il gruppo, che gamba per entrambi, Deborah magra come un chiodo ha nelle gambe discreti watt, il suo babbo invece è un martello, sono davvero rimasto colpito dall’entusiasmo e dalla invidiabilissima forma fisica, ecco diciamo che vorrei invecchiare così anche io.

Siamo a Torrigia, la strada scende lentamente, mancano sette chilometri da Argegno, e a una meritata pausa caffè. Ne ho bisogno, e ne hanno soprattutto bisogno le mie gambe, perchè in questi primi 55 Km la media è stata di quasi 29 Km/h (una specie di record per me).

Ad Argegno ci fermiamo in piazza e ci regaliamo una sosta caffè. Mentre sono seduto al bancone del bar rivedo nuovamente la felicità negli occhi di Stefano nel momento stesso in cui si toglie gli occhiali. Due battute veloci e siamo pronti a ripartire percorrendo fino a Torrigia quel tratto di strada percorso poco prima nella direzione opposta. Poi una volta arivati al bivio teniamo la sinistra prendendo la strada che costeggia il lago attraversando i paesi di Laglio, Carate Urio e Moltrasio. Supero senza troppe difficoltà i due strappetti presenti proseguendo a pedalare verso Cernobbio. Mentre ci avviciniamo al centro del paese chiedo a Stefano che strada preferiva fare per il rientro. La risposta del mio amico è con un sorrisone dei suoi. A Tavernola, dopo aver superato Cernobbio al semaforo Stefano, indispettito dal troppo traffico di auto ci fa cenno di svoltare a destra. La strada inizia a salire decisa, alleggerisco subito di un paio di denti, mentre Alberto parte a razzo con un ritmo davvero notevole. Anche Deborah sale con una bella pedalata, elegante esattamente come lei. Io prendo subito il mio modesto passo da paracarro e salgo, dietro di me Stefano che come prevedibile litiga con i battiti del cuore. E’ una salita nuova per me, fino ad oggi i rientri a casa dal Lago di Como li facevo sempre dalla Valfresca, più corta e probabilmente anche meno dura. Questa è bella tosta, in alcuni punti la pendenza si fa davvero sentire superando, seppur per brevi tratti anche l’11%.

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Alberto e Deborah sono andati, non li vedo più,mi alzo sui pedali e dò una spinta decisa, inizio anche ad avere caldo, tanto da slacciare la maglia permettendo all’aria di darmi un minimo di refrigerio. Nonostante tutto sento che sto salendo bene, non sto soffrendo la salita. Una volta in cima ci ricompattiamo e iniziamo la discesa, prima però rigorosa sosta alla fontana in Piazza del Comune a San Fermo. Piazza che da oggi potrà essere anche intitolata alla caffeina; merito della donna del gruppo che ignara di avere la boccetta delle pastiglie dei sali aperta, nello sciacquare la borraccia ha fatto volare per terra intorno alla fontanella tutto il tubetto. Penso che il punto più alto della giornata sia stato proprio questo,Deborah che scopre la forza di gravità.

Dopo una rigorosa foto di gruppo ripartiamo lungo la discesa che da San Fermo porta fino a Grandate, che cara la mia amministrazione comunale sarebbe anche ora di riasfaltare. Ultima fatica di giornata a Fino quando svoltando a desta al semaforo saliamo per 1 km scarso, a quel punto la parte faticosa della giornata è finita o quasi, ora è tempo di mettersi in sella in maniera più aereodinica possibile e spingere forte sul 52.

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Deborah e Alberto rimangono davanti a tirare, io Stefano un pochino dietro a cercare di non perdere terreno. Mentre ci spingiamo in direzione Lomazzo, passando per Cadorago sento uno stato di felcità, di soddisfazione, una sensazione di benessere mentale prima ancora che fisico. Mi sento mentalmente bene, ho negli occhi la strada fatta oggi con un gruppo di persone magnifo. Quanto mi sono divertito.

A Lomazzo un vecchietto mi manda in acido Stefano che voleva tagliare la rotonda salendo sul prato, ma la guida non proprio ortodossa del signore rovina in toto i piani di Ste. Alla rotonda successiva teniamo la destra in direzione Turate. Il giro è ormai agli sgoccioli, lungo il piattone che regala la Varesina, specie se in direzione Milano, mi metto anche a tirare tenendo per tutto il tratto una discreta (sempre secondo i miei canoni) media oraria.

Mi sono divertito da pazzi, arrivato a casa chiudo il giro con 124km all’attivo e una felicità nel corpo difficile da spiegare.

 

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