#PerSempreMya

Solo le 22.05 di un giovedì sera, io che non pedalo in outdoor da sette lunghi e interminabili giorni, lei che da sabato andrà a riposare per fare spazio ad un super mezzo, di cui vi parlerò nei prossimi giorni.

Non c’e l’ho fatta, mi guardava e mi chiamava, e io non ho saputo resistere a quel richiamo, non sono riuscito a resistere a quella voce. Non ho voluto resistere.

Si, sono sincero, con te lo sono sempre stato, non ho saputo resistere ed è giusto così perché ho pensato che era giusto darti un ultimo giro prima di lasciarti riposare.

Mi cambio e alle 22.20 sono in sella, fanculo all’influenza, ho bisogno di salutarti, di avere un ultimo nitido ricordo di sentire ancora il vento in faccia, di provare quelle emozioni di cui ci siamo nutriti in questi lunghi tre anni e mezzo.

Quello di questa sera in sella alla Mya, è stato una specie di ultimo ballo, di sera, sotto la luna, con le stelle che brillavano in cielo.

E’ stato strano, come sempre emozionante, piacevole anche se breve. Mentre attraversavo le piatte strade del centro città ho sentito come una specie di malinconia nonostante non sia stato un giro da addio. Sento che nonostante tutto mi mancherai e sò che io mancherò a te.

Non è un addio, ti farò solo riposare un pochino, in fondo te lo meriti, hai fatto tanta, strada, anzi, INSIEME abbiamo fatto tanta strada.

Insieme abbiamo visto mari, laghi, montagne. Abbiamo conosciuto sua Maestà e la Santa Patrona.

Insieme abbiamo fatto le prime vere salite. Ti ricordi all’inizio che fatica? Insieme siamo migliorati.

Abbiamo preso acqua, neve, fango, freddo, buche.

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Hai ascoltato i miei lamenti, le mie bestemmie, i miei pianti di gioia. Li hai assecondati e hai anche, nei momenti più duri provato a farti più leggera. Ti sei bagnata del mio sudore che cadeva sul tuo telaio nelle calde giornate estive.

Hai visto la mia felicità e la mia sofferenza, non solo quando la strada saliva e c’era da arrivare in cima. Hai conosciuto la mia tristezza, quella vera, per quei sei mesi in cui siamo stati lontani per colpa della mia dannata ernia, e sò che anche tu soffrivi a stare lì a catturare polvere con il carbonio.

Siamo caduti, abbiamo assaggiato l’asfalto, ci siamo fatti male ma insieme ci siamo sempre rialzati e siamo ripartiti, a volte ridendo, altre imprecando contro il dolore.

Insieme abbiamo visto albe e tramonti, siamo stati insieme ad ogni ora del giorno e della notte.

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Abbiamo fatto corse al mattino presto e nel cuore della notte, rompendo il silenzio con il dolce suono dei tuoi pignoni.

Abbiamo vinto tante sfide e ricevuto tanti Kudos. Abbiamo portato a termine un Festive.

Ti ho chiamato tantissime volte “cancello” ma sai che scherzavo, e quelle poche volte che mi sono davvero arrabbiato con te poi abbiamo sempre fatto pace.

Ti ho trattato come una figlia. Mi sono preso cura di te e tu ti sei presa cura di me, tenendomi in sella quando ho rischiato di cadere.

 

Sei stata una compagna di viaggi perfetta, ti sei fatta amare con una semplicità unica.

Riposati perché tra sei mesi si riprende da qui, riposati perché è solo un arrivederci.

Grazie per questi primi tre anni e mezzo, grazie per tutto e di tutto.

Buon riposo Mya.

 

 

La bici ha un’anima, se impari ad amarla ti darà soddisfazioni impagabili (Mario Cipollini)

#persempreMya

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