Montevecchia

Per raccontarvi questa avventura sui pedali bisogna prima fare un passo indietro e presentarvi la persona con cui ho avuto la fortuna di pedalare la scorsa Domenica.
Il tutto nasce su Instagram, il celebre social network dove si postano solo foto, qui ho avuto la fortuna di interagire con Daniel, un ragazzo che vive in Brianza. In un amen ci siamo organizzati per un’uscita insieme.

Sembrerebbe una cosa normale, ma bisogna considerare che Daniel per sua sfortuna lavora spessissimo nei weekend, ma gli Dei del ciclismo questa volta hanno voluto farci un regalo di Natale anticipato, così come per magia, il Giovedì Daniel mi avvisa che questa Domenica ha incredibilmente un risposo.
Dobbiamo però anticipare gli orari d’uscita, Domenica è per me giornata di pranzi in famiglia, e alle 13 le gambe devono essere sotto il tavolo e non a spingere sui pedali.
L’appuntamento è fissato per le ore 8.00 all’ingresso del Parco di Monza, che tradotto in parole povere, significa partire da casa alle 7.00 e quindi sveglia fissata per le 6.00.
La fatica ad alzarsi è stata talmente tanta al punto che per cinque minuti buoni sono rimasto in catalessi con la tazza del caffè in mano. Dopo essermi ripreso ed attivato mi sono vestito e alle 6.50 ero già in strada a combattere contro il freddo, ma non contro il buio, merito della mia super lampada da 15000 lumen posizionata sul manubrio della Mya.
Uscito di casa ho imboccato la ciclabile di Expo fino a Bollate, poi da li mi sono dovuto buttare su strada, una strada completamente vuota, se non per qualche rarissima auto. Il freddo si è fatto decisamente sentire fin dai primi chilometri, anche complice il mio ennesimo errore di valutazione nella vestizione. Chissà se mai imparerò a vestirmi giusto. Bah… ai posteri l’ardua sentenza. Mentre svolto sulla comasina il cielo si sta lentamente illuminando, ad ogni metro di strada percorso cresce la sua luminosità. E’ come se scandisse il tempo che ho a disposizione per arrivare a Monza. Mentre pedalo penso fra me e me, che l’alba in bicicletta rimane una delle cose più belle in assoluto.
Arrivato a Nova Milanese particolarmente infreddolito, imbocco la solita ciclabile che costeggia il canale Villoresi in direzione Monza. Lungo la stessa si cominciano a vedere i primi runner ma di “colleghi”ciclisti neppure l’ombra. A Monza ingresso trionfale come di consueto sul vialone della villa, con velocità che sfiora i 40 orari, ma che viene fermata da un maledettissimo semaforo rosso.

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Arrivo al parco di Monza alle 7.55, mi sgancio dai pedalini e mi metto comodo vicino ad una panchina in attesa dell’arrivo di Daniel. La fontanella all’ingresso del parco è il nostro punto di riferimento.
Daniel arriva con qualche minuto di ritardo che mi permette di fare un pochino di streaching, ma questo è superfluo nel racconto, ciò che va assolutamente raccontato è che Daniel indossa dei guanti estivi!!! Ho sentito freddo solo a vederli. Un vero duro.

Dopo le presentazioni di rito, partiamo attraversando il parco con un sottofondo particolare, i rombi dei motori delle auto che partecipano al Monza Rally Show, un boato talmente forte da fare fatica a sentire la voce di Daniel mentre con calma ci dirigiamo verso l’uscita di Biassono.

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Usciti dal parco si comincia a menare con discreta intensità, Daniel fa strada e io sto in scia. La destinazione di giornata è Montevecchia, il che mi rende euforico essendo un posto che non ho mai raggiunto in sella alla bici. Lungo il tragitto attraverso il paesaggio brianzolo la mia guida mi avvisa che sarà previsto un bello strappo al 20/21%, mi preparo mentalmente.

Seguo Daniel a ruota, il sole ci scalda quel tanto che basta per non sentire più il gelo nelle ossa, anche il sangue nelle mani ha finalmente ripreso la sua naturale circolazione, quelle di Daniel non saprei, ma considerato che non si lamenta direi che non sente freddo, come farà rimane un mistero.

Arriviamo ad Arcore e superato il municipio prendiamo la strada provinciale 58 in prossimità del Golf Club Brianza ad un bivio, teniamo la destra e proseguiamo verso Cascina Corrada. Giusto il tempo di fare un paio di chilometri e siamo costretti a fermarci per un passaggio a livello. Sosta e freddo si sà che non vanno d’accordo per la vescica, specialmente la mia, così ne approfitto per la più classica delle soste.

Una volta ripartiti, alleggeritomi di liquidi, provo a dare un po’ di respiro a Daniel, mettendomi davanti a tirare, osservando il paesaggio che alterna caseggiati e vasti campi collinari lentamente scaldati dal sole. Lungo la strada non c’è un grande passaggio di auto, il che ci permette per buoni tratti di poter pedalare affiancati e scambiare due parole. Superato il comune di Carnate, nel tratto che porta a Ronco Briantino il paesaggio varia totalmente. Spariscono case e condomini e intorno a noi solo vastissimi campi, alcuni di questi portano i segni delle ruote dei trattori che li hanno già arati, pronti per la semina. Il tratto di strada è leggermente in discesa e ci permette di tirare una bella scannellata.

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Dopo Ronco Briantino prendiamo la strada che porta verso Merate, poco prima, incontrando il comune di Cernusco Lombardone prendiamo a sinistra ed entriamo ufficialmente nella Riserva Naturale che comprende Montevecchia ed il Parco del Curone. Fin dai primi metri di strada si intuisce lo splendore del sito, strada senza auto, paesaggio intorno a noi memorabile e una serie di strappi davvero importanti.  Un posto davvero magico. Mentre cerco di arrivare in cima superando il famoso tratto al 20% cerco di ricordare la strada percorsa per tornarci prima o poi. E’ sempre così con i posti belli, non fai tempo a finire il giro che già vuoi ritornarci, forse anche perchè quello strappo finale ha messo a dura prova le mie gambe, che hanno dovuto cedere, obbligandomi a fare gli ultimi metri a piedi spingendo la bici.

La salita però non è ancora finita. Infatti dopo un breve tratto pianeggiante, la strada riprende a salire, per fortuna meno ripida rispetto a prima. Questo ultimo tratto di salita ci porta finalmente in cima, dove la vista è di quelle che non puoi dimenticare. Si vede tutta la valle, nonostante una leggera foschia, rimane uno spettacolo davvero notevole.

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Una volta in cima, dopo le varie foto di rito giriamo le bici e riprendiamo a pedalare nuovamente verso il Parco di Monza. Daniel mi racconta che la riserva è bellissima anche in mountain bike, ci sono parecchi sentieri e d’inverno può essere una valida alternativa alla bici da corsa. Davvero un gran bel posto, da tornarci assolutamente.

Il rientro verso Monza in modalità turbo, io e il mio compagno d’avventure abbiamo alzato la cadenza di pedalata, il ciclocomputer segna 36 km/h, e dopo quasi tre ore di pedalate posso finalmente dire di essermi scaldato.

Superatao il comune di Usmate ci ritroviamo nuovamente al Golf Club e superiamo il bivio incontrato nel tragitto di andata, ad Arcore però tiriamo dritti dirigendoci verso Villasanta per poi fare nuovamente l’ingresso nel parco.

Sono appena le 9.50. Praticamente prestissimo anche considerando l’oretta di strada che mi spetta da Monza a casa. Saluto Daniel con la promessa che sarà d’obbligo rivederci per un’altro giro in compagnia, turni permettendo. Riprendo così a pedalare in solitaria lungo la via principale del Parco, e in prossimità del bar, decido di dare conforto al mio stomaco che aveva cominciato ad emettere brontolii poco simpatici. Cappuccio e mega torta al cioccolato, insomma penso di essermeli meritati no?

Mi rimetto in sella destinazione casa, tagliando però per Cinisello. E’ stato un bellissimo giro, divertente, così come il compagno di viaggio, un ragazzo simpatico oltre che un discreto cavallo sui pedali. Mentre pedalo superando man mano i paesi che mi dividono da una bella doccia calda, penso che questo sia il bello del ciclismo; conoscersi per caso su un social, condividere la propria passione nonostante, turni e impegni famigliari e nonostante il freddo.

 

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