Ghisallo in gruppo

Sabato mattina, mi alzo come sempre all’alba, in brevissimo tempo sono gia pronto per partire da casa e dirigermi verso Como. Mentre comincio a spingere sui pedali, sò che il giro di oggi sarà diverso dal solito, non per la meta prevista, il Ghisallo, che posso dire di conoscerla molto bene, ma perchè, a differenza del solito sarà un giro da fare in compagnia, per giunta con due persone con cui interagisco a livello di social da anni ma che non ho mai avuto modo di conoscere da vivo.

I due ciclisti in questione sono Luca e Eugenio e il giro prevede, come detto, la scalata al Ghisallo, con il primo dei miei due amici, l’appuntamento è fissato per le 9 a Como, mentre con Eugenio si è deciso di incontrarci a  Bellagio.

Luca arriva da Mestre, e sì, è un’altro di quei pazzi come il sottoscritto, che si sciroppa 600 km di auto tra andata e ritorno per andare a fare una salita, monta in sella da oltre dieci anni ed è a mio avviso un amatore vecchio stampo, di quelli che, meglio pochi chilometri ma buoni, insomma è uno di quei ciclisti che preferisce la qualità alla quantità. Al suo attivo ha anche discrete granfondo portate a termine tra cui anche una Liegi, insomma se non è abbastanza chiaro, Luca è uno che la gamba ce l’ha.

Per essere il più puntuale possibile, sono partito da casa presto, la strada verso Como è sempre la solita, quei 30 e rotti km di mezzo piattume utile in questo caso a svegliare la gamba e a trovare il ritmo.

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Il mio amico Luca arriva puntuale come un orologio svizzero, mentre scarica la bici e si prepara scambiamo due chiacchiere, oh ragazzi, che bici (una Bianchi Infinito con cambio elettronico) insomma una cosa da vero Bike Porn. Una volta pronto si parte direzione Bellagio. Prima della partenza Luca mi investe del compito di fare strada, e io puntualmente mi incasino andando verso Brunate, così giusto per aggiungere quei 150/200 metri di dislivello. Capito l’andazzo, chiedo al mio compagno di viaggio di caricare la traccia sul suo Garmin da “ciclopatrizio” così da non rischiare più di aggiungere km e dislivello per nulla, che già il giro è già abbastanza duro di suo.

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La prima parte della strada è il solito spettacolo di colori, è il solito spettacolo che solo il panorama del lago può regalare, la giornata poi sembra essere quella perfetta per una sgambata, peccato solo per le troppe auto con cui dobbiamo fare i conti nella prima parte della strada.

Durante il tragitto verso Bellagio, fatto da continui sali e scendi, provo prima a tenere la ruota di Luca, per poi cercare a dargli qualche cambio, tentativo fallito clamorosamente. Poco prima di Bellagio ci fermiamo per un caffè. E’ l’occasione giusta per scambiare due chiacchiere con più tranquillità, racconto così a Luca come è nata questa mia passione per la bici. Dopo aver svuotato la vescica siamo di nuovo pronti per rimontare in sella e raggiungere Bellagio dove è fissato l’incontro con Eugenio.

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Ovviamente la parte più complicata della giornata non è scalare il Ghisallo ma riuscire a trovarsi al primo colpo con Eugenio. Dopo diversi tentativi ed altrettante telefonate riusciamo a trovarci e finalmente a partire per arrivare a Magreglio.

Eugenio, che abita a Monza, monta in bici anche lui da una vita, pedala su una Casati molto bella, sopratutto nella colorazione. Anche lui come Luca ha al suo attivo molte granfondo e l’estate appena passata ha avuto modo di misurarsi con il Ventoux, mica cazzi eh.

Il capitolo più comico e divertente, si fa per dire, della giornata comincia proprio da qui, dalla prima rampa che da Bellaggio sale verso il Ghisallo. La catena della Mya fa un rumore poco piacevole, talmente poco che dopo un istante cade. La rimetto al suo posto e riprendo a pedalare, neppure 500 metri e questa stronza cade di nuovo. Non demordo, la rimetto al suo posto, e finalmente sembra tenere, fino ad un certo punto quando il rumore di ferraglia si fa più insistente fino a spezzarsi.

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Inutile stare a raccontarvi quante imprecazioni ho tirato. Fortunatamente in quel di Bellagio c’è un Bianchi Store con tanto di officina, mi basta rimettere le ruote della bici in discesa per raggiungerlo e scoprire che oggi non è presente il meccanico (te pareva, mai una gioia). Chiedo alla titolare del negozio se ha per caso una falsa maglia e una smagliacatena per provare almeno ad aggiustare ciò che rimane della mia catena. Dopo circa 30 minuti e solo grazie all’aiuto di Luca ed Eugenio e di qualche imprecazione riesco a sistemare la catena. Prima di ripartire passo dieci minuti in bagno a lavarmi le mani, maledetto grasso della catena.

Come per magia quando ripartiamo la catena non fa più alcun rumore, e posso finalmente scalare i 9 km di starda che portano al passo e alla chiesetta dedicata ai ciclisti. Inutile dire che il ritmo del buon Luca in salita è migliore del mio e di quello di Eugenio, ma una volta arrivati in cima ci si ritrova di nuovo insieme a godere del panorama e a ridere sulla sfiga capitata poco prima.

 

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Dopo aver fatto visitato la chiesetta e aver fatto il pieno di acqua e riempito lo stomaco siamo pronti per scendere e rientrare verso Erba.

Mentre percorro la strada sche scende verso Erba ho dei deja-vu di quando, due anni fa, arrivai per la prima volta in cima al Ghisallo, ricordo la strada e ricordo l’acqua e la grandine prese durante la salita, ricordo anche la fatica fatta per arrivare in cima, così come è impossibile dimenticare l’emozione provata una volta arrivato in cima al passo.

Le sfortune per oggi non sono ancora finite, poco dopo il bivio per la Colma, mentre percorro a discreta velocità la discesa, senza neppure capire come e perchè mi ritrovo dentro ad una curva, e mi accorgo di avere completamente sbagliato traiettoria. Neppure il tempo di toccare i freni e sono per terra. La bici va ad urtare con la ruota anteriore il piccolo marciapiedi a ridosso della strada facendomi fare un volo incredibile. Fortuna che avevo come mio solito il casco in testa, perchè nel volo sono finito con la testa contro il muretto di protezione che delimita la fine della strada e l’inzio della scarpata.

Mi ci vuole un buon cinque minuti per riprendermi e per capire che sono tutto intero, ammaccato, sbucciato e scorticato ma pur sempre intero. Anche la Mya non sembra avear subito gravi danni, a parte un vistoso segno alla fine della forcella.

 

 

Una volta ripartiti non senza fatica, riprendiamo a percorrere la discesa fino ad arrivare ad Albese dove, prima di salutare Eugenio ci gustiamo una meritatissima birra ghiacciata, e dove posso constatare nuovamente le scorticazioni sul mio corpo.

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Dopo la pausa birra io e Luca salutiamo Eugenio con la promessa di rincontrarci il prima possibile per un giro in compagnia.

Io e Luca ripartiamo per tornare verso Como, ci sono circa 20 km di strada, per me da percorrere con la parte destra del corpo dolorante e non poco. Mentre spingo sui pedali cercando di non perdere contatto con Luca sento un discreto dolore che mi fa sognare di arrivare a casa il prima possibile per darmi una sistemata e mettermi il ghiaccio.

Sfighe a parte, che nel ciclismo possono spesso capitare, è stata una giornata, grazie ad una passione comune ho avuto modo di conoscere di persona due veri personaggi oltre che due amatori con le palle.

 

Capitolo sicurezza. Una volta a casa dopo essermi docciato e medicato a dovere e aver preso un antidolorifico, mi è capitato sotto gli occhi il casco. Aveva un vistosissimo segno sulla parte superiore, procurato con la caduta. Per un attimo ho pensato a cosa mi sarebbe successo se solo non lo avessi indossato. Un brivido mi ha percorso la schiena, mentre con la mano accarezzavo la nuca. Ragazzi non scherziamo, casco in testa sempre, che può succedere a chiunque. Mi raccomando!

 

 

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