Il Plan di Pantani

Oggi vi voglio raccontare di quel giorno in cui per un attimo mi sono sentito come un Pro, quel giorno in cui le ruote della Mya hanno percorso quella lingua di asfalto in salita dove il Re della montagna nel 1998 fece suo il Giro d’Italia.

Il Re della montagna in questione è Marco Pantani e la salita è quella che porta al Plan di Montecampione. Venti chilometri di fatica e sudore, venti chilometri di emozioni, di scritte sull’asfalto e sui muri, venti chilometri di libertà, immaginandomi il pirata sui pedali che sale veloce e spedito verso una vittoria inseguita da anni.

E’ una sera di Agosto, sono al lago nel giardino di casa a godermi il fresco della sera. Rientrato in casa accedo la tv, su Rai Tre c’è un programma chiamato “Sfide” che racconta con precisione la storia di un grande del ciclismo, un signore capace di tenere incollati alla tv milioni di italiani, un signore capace di fare saltare tutti in piedi sul divano ogni volta che si alza sui pedali, ogni volta che attacca in salita. Celebre è una sua frase che mi è rimasta nella mente e anche un po nel cuore: “Vado così veloce in salita per abbreviare l’agonia…” La storia passa anche da una salita che dista pochi chilometri da casa, in un attimo decido che domani quella salita sarà mia. Mi metto al computer e cerco, come sempre, di recuperare tutte le informazioni più importanti per non trovarmi impreparato il giorno seguente. Mentre mi documento mi accorgo della durezza della salita e un pizzico di paura mi attraversa la schiena, ma la decisione è presa, tentare non costa nulla.

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L’idomani parto da casa prestissimo, sono solo le 7 quando con la Mya scendo da casa verso il lago, la città si sta lentamente svegliando, per strada oltre a me qualche altro amatore in età avanzata. Attraversando la provinciale che costeggia il lago, sento quel leggero venticello in faccia, superato Castro decido di vedere come stanno le gambe, poco prima del porto di Lovere svolto a sinistra imboccando una stradina in salita. Nulla di impossibile in confronto a ciò che dovrò scalare poco dopo, salgo lungo i tre tornanti che tagliano un piccolo caseggiato per poi buttarmi in picchiata lungo la discesa che mi porterà nel centro di Lovere.

La gamba sembra rispondere bene, questo mi fa acquistare fiducia in vista del vero sforzo di giornata. Pedalo in direzione di Pian Camuno paese che segna l’inizio della salita. Ci siamo, ora non si scherza più, ora sò che si comincerà a soffrire a faticare a dover stringere i denti e non mollare, tutto questo per arrivare in cima. Una volta svoltato alla rotonda di Pian Camuno, si inizia a salire lungo una strada alquanto tortuosa con pendenze subito importanti che non lasciano spazio di recupero. Dopo il paesino di Solato c’è il primo punto davvero duro della giornata circa 500 metri che superano il 10% di pendenza, il panorama aiuta ma solo in questo punto, mano a mano che si sale il Lago sparisce dalla nostra vista. Continuo a salire buttando un occhio a fondo valle e al lago, immaginando quanta fatica dovrò metterci per arrivare fino in cima.

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Passata la piccola frazione di Fane, intorno al km 6, incontro dei tratti pianeggianti che mi consentono di riprendere il fiato. Consapevole che mi aspettano ancora molte difficoltà: prima il passaggio attraverso Vissone e quindi un lungo tratto rettilineo assai impegnativo (forse il più impegnativo dell’intera salita) che precede l’arrivo a Montecampione Alpiaz, stazione sciistica intermedia.
Fin qui la strada ha sempre costeggiato il lato ovest del pendio, permettendomi di tenere sott’occhio un’ampia veduta del fondovalle e del pendio opposto, di cui si possono ammirare le cime orobiche. Ora invece ci si addentrerà all’interno, andando incontro a un paesaggio più chiuso che con una vegetazione via via più brulla, toglierà il piacere della vista del lago.

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Arrivato a Montecampione Alpiaz mi fermo un attimo per rifiatare, ne approfitto per riempire lo stomaco e nel frattempo mi godo la vista del laghetto posto di fronte a me. Terminata la pausa rimonto in sella e riprendo a pedalare destinazione lasciando il laghetto sulla destra, quindi svolta a sinistra e breve discesa, tranquilli è solo per un breve tratto al termine del quale la strada riprende a salire, per fortuna è una pendenza più lieve che mi accompagna per circa  3Km. Essa sarà caratterizzata da alcune gallerie in cemento anti-frana e dal fondo non proprio ottimale. Quindi dopo l’ultimo sottopassaggio la via riprende a salire in modo impegnativo per un lungo tratto rettilineo.

laghetto

La stanchezza inizia a farsi sentire, le gambe iniziano a ribellarsi, a spingere di meno a creare piccoli cerchi più lentamente, penso che sia il momento di maggiore sofferenza, mi ripeto nella mia testolina che manca poco, che devo resistere. Un grande aiuto me lo danno un signore su una Panda che mi accosta e dopo avermi sorriso mi dice di non mollare che ormai manca poco, e soprattutto un fantastico murales che raffigura il re di questa salita con la scritta “E mi alzo sui pedali…” leggendola viene istintivo prenderla come un consiglio, come un suggerimento, così mi alzo e provo, non senza tanta fatica a spingere forte sulle pedivelle ad aumentare velocità provando in qualche modo ad abbreviare il tempo della sofferenza in salita proprio come faceva il Pirata.

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In prossimità della località Prato Secondino cominciano una serie di tornanti, che dopo 2500 metri mi portano verso i 1730m del Plan di Montecampione, supero il parcheggio riservato agli sciatori e dopo l’ultimissima rampa giungo al mio personalissimo arrivo, posto secondo quanto recita il ciclo computer a 1780 metri.

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Arrivato in cima mi stacco dai pedali e scendo dalla Mya. Mi appoggio ad un muretto per prendere fiato e riposarmi, la vista si apre su tutta la valle, respiro l’aria fresca che l’altitudine mi regala, osservo la strada sotto di me, percorsa con fatica pochi attimi prima, mi godo la mia piccola vittoria e immagino Marco in quel giorno di Giugno del 1998 quando staccò Pavel Tonkov con un’azione da manuale del ciclismo,  penso a cosa avrà pensato lui mentre saliva spalla a spalla con lo svizzero fino a staccarlo proprio nel momento in cui Tonkov alleggerì il rapporto perché esausto, fino a scrivere una pagina di storia del ciclismo.

Non mi vergogno di dirvi che quando sono arrivato in cima ho faticato a trattenere le lacrime dalla gioia per aver scalato la mia prima vera montagna, li dove arrivarono ciclisti professionisti, li dove il Pirata conquistò la vittoria di tappa e sancì la sua vittoria al Giro d’Italia.

 

 

 

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