Strade e pensieri.

La vita di un ciclista amatore viene scandita dai chilometri che percorre in un anno. Nel mio caso specifico non sono mai stati superiori ai 4800 km, non molti se pensate che esistono amatori capaci di 15000 e più chilometri all’anno. Ma io rientro nella categoria degli amatori paracarri, quindi…

Ogni chilometro di strada percorso va di pari passo con pensieri ed emozioni, e sono proprio le emozioni a darmi la forza di mandare avanti la bicicletta. Come dite? Pensavate davvero che fosse solo una questione di sole gambe? No, #hastag a parte non è così, ma sia chiaro questo è il mio personalissimo ed opinabile parere. Io spessissimo mi rendo conto che oltre alle gambe, utilizzo il cuore, i pensieri, le emozioni, ma anche e soprattutto l’enstusiasmo. E’ grazie a lui se, in sella, non avverto la fatica, è grazie a lui se continuo a spingere sui pedali, e’ sempre grazie a lui se quando pedalo mi sento felice. Vi sembra impossible?? Fateci caso, se affrontate un giro ma anche solo una salita con il giusto enstusiasmo la stessa vi sembrerà meno faticosa.

Mentre pedalo la testa e il cuore svolgono sempre un lavoro importantissimo, con la testa penso a miliardi di cose in tempi talmente brevi,  Il cuore invece si rimpie di gioia specie quando la vista si apre su posti incantevoli, un passo, un lago, ma anche semplicemente una strada di campagna o di montagna con un bel panorama. Ricordo la strada che da Pisogne sale verso il Colle di San Zeno. Lungo quella strada si incontra l’abitato di Fraine, la valle poco dopo si apre, uno spettacolo

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Ricordo ancora il giorno in cui percorsi quella salita, era Luglio 2016 faceva un caldo porco, afa da fare schifo, quell’afa che ti fa appiccicare la maglia alla pelle, fai fatica a respirare, eppure mi bastava guardare oltre, guardare quello spettacolo disegnato davanti a me per sentire meno fatica, per riuscire a proseguire. E’ stato qualcosa di magico, di imprevedibile. Li ho capito quanto sia importante il nostro stato d’animo quando ci mettiamo in sella ad una bici.

Poi, c’è la testa, il ciclismo, come tutti gli sport di fatica e resistenza gioca un ruolo dominante su di noi e sulle nostre gambe. Se decidiamo di smettere, di mollare, allora li è la fine per davvero. A me è capitato. Quando ho inziato a dare i primi veri colpi di pedale, più di una volta, ve ne ho anche già parlato. Per anni la salita che da Riva porta a Zorzino è stato uno spauracchio, quando la strada dopo i primi duecento metri passa dal 5% al 15% in 100 metri scarsi la testa ha avvertito fatica, dolore e ha mollato. Mi sono staccato dai pedalini e ho fatto i successivi 600 metri a piedi. Sempre in zona, la salita che porta a Vigolo, la prima volta che la scalai mi dovetti fermare a metà, trafitto dalla fatica dopo i primi 4 chilometri e mezzo. Girai la bici e ritornai verso casa. La testa è sempre quella che ci fotte, in amore ma anche nello sport e per esperienza vi dico soprattutto con la bici.

A me capita di trascorrere ore in bici senza poi ricordare a cosa ho pensato durante l’uscita. Altre volte invece ci sono pensieri che ti porti all’inizio del giro ma una volta rientrato neppure li ricordi. La bici come terapia per guardare oltre i problemi e leggere i propri pensieri.

 

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