Escape

Primo Maggio, decido di sfruttare l’ultimo giorno di ponte per un giro in bici di quelli con chilometraggio finale in tripla cifra. Il problema vero è dove andare? La giornata presenta un discreto sole, ma all’orizzionte si intravedono nuvoloni carichi di pioggia, la sveglia è suonata alle 7.00 ma come spesso accade l’ho spenta è ho preseguito a dormire.

Mi alzo di scatto dal letto alle 9.30 come se avessi dimenticato un appuntamento super importante, e a ben vedere in buona parte è così, colazione al volo, caffè e fette biscottate con marmellata di lamponi, mi vesto rapido, carico le tasche di barrette e della immancabile banana e sono pronto a partire.

Monto in sella, e mi domando nuovamente tra me e me, dove vado? Comincio a pedalare e nel frattempo penso ad un posto che non ho mai raggiunto in sella alla Mya, penso che il Lago di Varese non lo abbiamo mai visto, e sarebbe una meta perfetta sia per chilometraggio totale che per salite da affrontare. Ok è deciso, Lago di Varese sia, mi alzo e spingo sui pedali rilanciando la bici, prendendo la strada verso la mia meta.

La prima parte del tragitto è attraverso la ciclabile che costeggia il Villoresi, una delle strade per me più comoda dove scaldarmi bene, peccato che non avevo minimamente considerato che alle 10 del mattino tale ciclabile è colma di persone che corrono, che portano i bimbi a passeggio o peggio che portano i loro amici a quattro zampe con rigoroso guinzaglio lungo otto metri, giusto per rendere la pedalata sempre più al limite. Una volta lasciata la ciclabile mi dirigo verso Saranno percorrendo la statale. Per strada tanti “colleghi” che pedalano, chi in solitaria, chi in gruppo, verso Mozzate mi ritrovo davanti ad un gruppo di cinque ragazzi che mulinano con una discreta cadenza, provo in qualche modo a stargli in scia e a succhiare un po’ di ruota, ovviamente,  siccome sono un signore dopo circa 6 km sorpasso il gruppo e mi metto in testa a dare il cambio, sì anche io ho pensato che fosse un gesto da vero eroe.

Arrivo a Venegono, ed è tempo di discesa verso Lozza, peccato che duri poco, pochissimo, ma abbastanza da toccare i 60 km/h, poi tocca la salita che da Lozza porta fino a Varese. Fin qui la strada le ruote della Mya l’avevano già vista e già percorsa fino alla piazza dove è situata la Torre Civica, qui mi fermo e decido di rifiatare, cogliendo anche l’occasione per buttare in pancia un po’ di cibo.

Rimonto in sella e riprendo a pedalare verso la mia destinazione, verso il lago, la strada è leggermente vallonata, fino a quando non si supera il Parco Mantegazza, da questo punto svoltando a sinistra comincia una lunga discesa che porterà fino al Lido di Schiranna e al lago.

E’ sempre tanta roba il lago, a me mette sempre tranquillità, mi trasmette sempre pace. Mi sgancio dai pedalini, e mi siedo su un muretto poco distante dalle acque del lago, lo osservo, cerco di sentire il profumo, chiudo gli occhi e respiro a pieni polmoni la sensazione di libertà che solo un giro in bici è capace di farmi provare. Dopo cinque minuti, e una telefonata a casa per avvisare che sto per ripartire, monto di nuovo in sella e riprendo a pedalare.

Uscito dal lido la strada cominica subito a salire, ad ogni colpo di pedale la salita si fa sempre più ripida, abbasso la testa e mi metto ad osservare le gambe che disegnano cerchi perfetti, percepisco la pendenza della salita nei muscoli, provo ad aumentare la frequenza delle pedalate, mi compiacio con me stesso, il silenzio nella testa e la salita fanno il loro dovere. Arrivo in cima dopo due tornanti, guardo la strada percorsa sul ciclocomputer, recita 57,70 Km, ne ho ancora almeno 50 per tornare a casa.

Prendo la strada che mi porterà fino a Gallarate, durante il rientro incontro due ragazzi, mi metto in scia, nel mentre cominciamo anche a chiacchierare, mi raccontano che erano in giro con la squadra ma hanno perso contatto con il gruppo per poi perdersi, gli spiego che da dove hanno la macchina loro (Villa Cortese) mancano circa una trentina di chilometri, poi ci rimettiamo giù a mulinare forte. La fame inizia a farsi sentire, ho ancora una barretta che ingurgito poco dopo, nel frattempo i due ragazzi davanti hanno messo il turbo e io, da buon paracarro faccio una fatica bestiale a tenere il loro ritmo ma non mollo, non voglio mollare, non esiste mollare. Mi alzo e spingo se possibile con ancora più forza, e dopo quasi 800 metri di fatica vera riesco a raggiungerli.

Arrivati a Villa Cortese saluto e ringrazio i ragazzi per la compagnia e la scia e proseguo verso casa, fino a Legnano, quando mi accorgo di aver finito acqua e di fontane in giro neppure l’ombra, opto per fermarmi ad un bar, faccio il pieno di acqua e mi regalo anche un CocaCola (meritata).

Mentre rientro a casa inizio ad avvertire la fatica e anche un leggero mal di schiena.

Sono ormai a casa, un nuovo giro portato a termine, una nuova strada e nuovi luoghi raggiunti, mentre dò gli ultimi colpi di pedale verso casa mi torna in mente la visione del lago, e in un attimo i profumi tornano a farsi vivi nella mia testa.

Anche questa è andata, giro chiuso in 105,5 Km e 1004 metri di Dislivello, ora come da prassi doccia, streaching e birra.

Alla prossima avventura.

 

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